giovedì, ottobre 26, 2006
UNA TESTA GRANDE COME L’ORBITA TERRESTRE!
Nel libro che sto leggendo, attaccato al retro della copertina c’è un rettangolo nero con due lenti e delle istruzioni per montarlo e farlo diventare un fantastico stereoscopio, cioè una cosa che serve a separare la visione dei due occhi, più o meno. A un certo punto nel libro si parla di come il cervello riesce a distinguere piani visivi diversi, e quindi a vedere in modo tridimensionale, e dice che in pratica quando una parte dell’immagine che arriva a un occhio si sovrappone perfettamente a una parte di quella dell’altro occhio si crea un piano visivo. Ogni piano visivo ha un suo angolo di vergenza, cioè l’angolo che si forma nel punto in cui i due occhi si incontrano (cioè che si formerebbe se ci fossero due linee che vanno in direzione dello sguardo). Solo che quando gli occhi guardano oltre i cento metri le loro immagini non si sovrappongono più, e quindi addio visione stereoscopica e magnifiche immagini tridimensionali! Non potremo mai vedere un panorama in modo stereoscopico, perché per creare angoli di vergenza a quelle distanze gli occhi dovrebbero essere distanti metri o anche chilometri! Però esiste un modo per simulare due occhi così distanti. E cioè scattare due fotografie della stessa immagine a distanza di metri o anche chilometri! In questo modo il tizio che ha scritto il libro è riuscito a creare la stereoscopia più profonda mai esistita, cioè una stereoscopia con una linea di base (cioè la distanza tra i due punti di vista) di 64 milioni di chilometri! Incredibile, vero?!

“Alcuni anni fa ci fu una congiunzione dei pianeti esterni che, verso la metà della notte, brillarono alti nel cielo per molti mesi invernali. Le foto di destra e di sinistra furono scattate a una distanza di circa 50 giorni, durante i quali la Terra si era mossa nella sua orbita di circa 64 milioni di chilometri. Sullo sfondo si vede la costellazione della Vergine, molto al di là della possibilità di raggiungerla stereoscopicamente. Le sue stelle sono lontane decine, persino centinaia di anni-luce. I tre oggetti brillanti in primo piano, però, sono ben raggiungibili, e non sono altro che Giove, Saturno e Marte. Per usare un’altra volta la metafora del gigante, la vostra testa ora ha all’incirca le dimensioni del diametro dell’orbita terrestre, i vostri occhi sono separati da 64 milioni di chilometri e i tre pianeti esterni sono proprio lì, a portata delle vostre mani. E dunque facilmente raggiungibili dalla vostra discriminazione stereoscopica. Con un semplice giocattolo di cartone e un paio di foto avete esteso la vostra padronanza visiva fino a comprendere la struttura tridimensionale dei confini del sistema solare.”





 
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