lunedì, ottobre 09, 2006
Sulla porta della scuola c'è un cartello con scritto "Suonare. Attendere la risposta. Spingere". Io spingo soltanto, la porta si apre lo stesso. Chiedo a una signora dov'è che fanno la mostra degli strumenti scientifici, lei dice Sali di qui giri a sinistra poi a destra e sinistra, poi capisce che non ho capito niente allora chiama la bidella che sta pulendo i pavimenti e le dice Indicagli tu la strada al ragazzo, deve andare alla mostra. Salgo le scale, la bidella mi indica la strada e sorride e anch'io sorrido e dico grazie. La mostra è già iniziata, c'è una ragazza con i brufoli che spiega come funziona la macchina dell'equilibrio, in pratica c'è un pesetto legato a un filo appeso a una specie di regolo di che penzola da una minuscola gru di metallo, sopra il peso c'è scritto 3 e la ragazza spiega che la massa è inversamente proporzionale a qualcosa, si vede che ha imparato tutto a memoria, alla fine appende tre pesetti dal lato opposto sotto il numero 1 e dice Visto, questo perché blablabla. Io non ci ho capito molto, e mi sa nemmeno lei. Si passa alla macchina con il carrello tenuto da due molle, un'altra ragazza con i capelli neri e gli occhiali tira il carrello da una parte e quello fa avanti e indietro un po' di volte, poi aggiunge dei pesi e quello fa avanti e indietro un po' meno volte, e la ragazza dice Blablablabla. Un po' mi sto intristendo, ma non posso andarmene via, sono seduto in seconda fila e vicino a me c'è un bambino con degli occhialoni e una tuta grigia che sembra tutto preso dalla lezione, e i genitori dicono Visto visto? Tutti che dicono Visto. A un certo punto entra la professoressa, una signora con i capelli biondi e una giacca grigia e le scarpe con il tacco, sembra una mia insegnante delle superiori che si diceva che si era sposata con uno ricco e così veniva a scuola con una macchina verde scuro sportiva e camminava a testa alta nei corridoi, lei insegnava trattamento testi, cioè dattilografia, l'esercizio più divertente si chiamava Asdfòlkj, in pratica bisognava appoggiare le dita sulla tastiera e passare dieci minuti a battere a-s-d-f con la mano sinistra e ò-l-k-j con la destra. Questa qui invece insegna scienze o qualcosa del genere, si siede davanti a un computer, accavalla le gambe e fa un sorrisetto maligno e dice alla ragazza con i brufoli Ma parliamo un po' del trasferimento dell'energia... Dopo un po', è lei a parlare del trasferimento dell'energia. Ci sono dei bicchieri con dentro un liquido trasparente, collegati con delle lamelle fatte di rame da una parte e zinco dall'altra. La professoressa dice che quella è una batteria, e permette di convertire l'energia chimica in quella elettrica. Si gira verso di noi e vede il bambino tutto eccitato e dice Perché non vieni tu a fare l'esperimento?, e il bambino scende con la sua tuta grigia e gli occhialoni neri grandi come metà faccia, e mi viene da ridere a vederlo lì insieme a quella professoressa antipaticissima. Lei gli dà una presetta rossa e gli dice Attaccala qui, e lui la schiaccia con la manina e l'attacca all'ultima lamella della batteria. L'assistente intanto attacca un'altra presetta, nera, alla prima lamella. Su una specie di contatore la levetta sale fino quasi a metà. Visto?, dice la professoressa, Questo è il principio che regola il funzionamento delle batterie. Sì, ma quale principio? Perché acido solforico, rame, zinco? Io non ho capito nulla. Nessuno ha capito nulla e lei torna a sedersi al suo computer tutta soddisfatta. Alla fine della dimostrazione, dice Bene, e adesso andate nell'altra sala, le ragazze vi aspettano. Io invece vado da lei. Le dico Scusi, ma perché si usa l'acido solforico? E perché il rame e lo zinco? Lei dice che altrimenti la batteria non funzionerebbe. Sì, le dico, ma perché? Beh perché l'acido solforico intacca le particelle del rame e dello zinco. Ok ma che cavolo vuol dire? Non ho voglia di chiederglielo, anche perché un po' sto tremando, come se stessi facendo qualcosa che non si deve assolutamente fare. Ah ok, dico, poi esco dalla porta ma invece di andare nella stanza dove le ragazze mi aspettano scendo le scale e me ne vado. Sono tutto nervoso, mentre cammino mi immagino di continuare a fare domande alla professoressa fino a metterla al muro e farle ammettere che lei non lo sa perché cavolo funziona una batteria, non ha idea di quello che succede in quei bicchieri, e la sua lezione è solo una raffica di frasi e definizioni imparate a memoria e non serve a nulla, è tutta una farsa. Sono davvero nervosissimo, così mi prendo un gelato con un sacco di panna e me lo mangio mentre passeggio per la città alta, e le persone passeggiano pure loro, le famiglie, le iniziative del comune, la tranquillità, i primi maglioncini aggrappati alle spalle.

 
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