lunedì, ottobre 13, 2003
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giuliano ha una trentina d'anni. guida il taxi da uno e mezzo. prima faceva l'impiegato per una compagnia di import-export, ma, dice, era troppo deprimente come lavoro. quando gli chiedo la cosa peggiore che gli sia mai capitata in taxi, non ha molto da dire di sé. quindi decide di parlare a nome di tutti: quando c'è stata la tragedia di linate, dice, è successo un casino. il posto dove aspettano i taxi è proprio a una ventina di metri da dove è precipitato l'aereo, e tutti i miei colleghi quando hanno sentito il botto si sono cagati addosso. molti sono scappati via e hanno rischiato di schiantarsi uno contro l'altro. anche quando è stato colpito il pirellone è successa la stessa cosa.
poi, non ricordo come, ci si ritrova a parlare del numero di taxi in città. giuliano dice che sono in cinquemila, come un piccolo paese. ma i clienti sono abbastanza?, gli chiedo. eh, dice lui, è un problema. perché il mercato ormai è saturo, ma albertini vuole aggiungere altri cinquecento taxi. solo perché quando c'è stata la fiera non bastavano, ma è solo un caso: io, per esempio, prima ho aspettato tre quarti d'ora prima di ricevere una chiamata. e cosa fai mentre aspetti?, chiedo. gli racconto di un suo collega che durante le pause suona il didjeridoo, che tiene sempre sul sedile davanti. lui ride. no, dice, io non faccio niente. mi metto lì e aspetto.
posted by alla.finestra | 14:16 | commenti (2)
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