mercoledì, novembre 24, 2004
stanotte ho sognato che ero prigioniero in Cambogia. eravamo una trentina di persone, chiusi in una grande stanza sporca come la discarica di guerre stellari, ed era successo tutto per colpa dell'11 settembre. dopo un po' è arrivato anche un mio vecchio amico che alle superiori aveva spento una sigaretta sulla schiena di un piccione. m'ha messo un braccio intorno al collo e m'ha trascinato fino al bagno e una volta lì ha tirato fuori dalle tasche un mucchio di elastichini blu che nel sogno significavano sapone. io li ho fatti cadere tutti per terra, e l'amico ha detto Ma cazzo sei scemo così ci fai beccare! e infatti l'hanno beccato. l'hanno trascinato al centro della stanza e davanti a tutti gli hanno puntato una telecamerina contro e lui ha iniziato a parlare di come la situazione di noi prigionieri doveva essere regolamentata e supervisionata dalle autorità. col cavolo!, ha detto alla fine una delle guardie, e gli ha tirato un calcione in bocca. l'amico è finito a terra tutto sanguinante, e un'altra guardia ha tirato fuori una pistola e gli ha sparato ovunque. ad ogni colpo, il corpo dell'amico si gonfiava come se il proiettile gli fosse esploso dentro, e così abbiamo tutti capito che la situazione non era delle migliori.
dopo un po', un ragazzino è venuto da me e m'ha spiegato che i nuovi padroni del mondo stavano cercando di rimediare agli sconvolgimenti climatici spostando tutto un po' più a destra. m'ha fatto vedere due mappe della terra, e in una effettivamente tutte le cose erano spostate un pochino più a destra.
i giorni passavano e alcuni prigionieri cominciavano a litigare tra loro. così uno ha detto Ehi, perché non ci diamo da fare invece di starcene qui a far niente?, e tutti si sono entusiasmati e hanno iniziato a lavorare moltissimo. proprio accanto alla stanza c'era un enorme capannone pieno di macchinari industriali che faceva proprio al caso. i prigionieri sono saliti su ruspe e altre cose meccaniche e tutto ha cominciato a muoversi, e per camminare bisognava stare attenti a tutti questi bracci meccanici che potevano sbatterti addosso da un momento all'altro. non staranno esagerando?, ho detto a una mia amica. lei ha detto che probabilmente la produzione doveva ammortizzare i costi dell'affitto dei macchinari girando una bella scena in cui si muovevano tutti. già, ho detto io, dev'essere proprio così.
sono passati altri giorni. tra i macchinari c'era anche una scala mobile come quelle dei centri commerciali, solo che non portava da nessuna parte. scendeva nel pavimento e risaliva fino al pavimento. la utilizzavamo io e altri due ragazzini per passare il tempo, finché a un certo punto uno dei due è caduto tra i gradini e ha scoperto che la scala mobile in realtà nascondeva un passaggio segreto. e così siamo scappati dalla prigione e ci siamo ritrovati a seguire il corso di un fiume nel mezzo della foresta della cambogia. c'erano dei grossi pesci nel fiume, alcuni molto pericolosi, ma sapevamo già come evitarli perché erano gli stessi che avevamo incontrato mentre ci portavano alla prigione. fine del sogno.

 
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