lunedì, novembre 15, 2004
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venerdì sera sono sceso nel metrò e una vecchietta con gli occhiali e il cappellino rosso m'ha chiamato. ragazzo!, ragazzo!, ha detto. io mi sono avvicinato e lei s'è presentata come una docente di neuroscienze alle università la sapienza di roma e san raffaele di milano. perdoni, ha detto, il mio assistente se n'è andato, ora è a brescia. non è che mi può aiutare a portare questi di sopra? dietro la signora c'erano tre sacchetti della spesa gialli pieni di roba. nel metrò eravamo solo noi due. non c'è problema, ho detto io. ah, bene, bene, che gentile, lei è studente?, ha detto la signora. così siamo saliti fino in cima. arrivati in cima, la signora mi ha chiesto se ero così gentile da portarle i sacchetti fino a via solferino. ok, ho detto io. intanto chiacchieravamo dell'università e io le dicevo che scrivo delle cose, e lei diceva ah, bene, bene, si vede che hai un'espressione sobria, si vede che sei uno che pensa. ogni tanto si fermava per sottolineare delle parti importanti del discorso e io rimanevo lì a annuire con le borse della spesa che mi schiacciavano le dita. poi non ricordo come è venuto fuori che io volevo intervistare rita levi montalcini, così lei ha detto oh, ma la conosco rita, siamo amiche. anche lei è ebrea. così ho cercato di convincere la signora a organizzarmi un'intervista con rita ma lei diceva che per gli scienziati c'era questo cliché per cui non ci si può far intervistare senza prima aver preparato tutto quanto per bene, e io le dicevo beh allora prepariamo tutto per bene. ma lei per che rivista scrive?, nessuna!, dicevo io. ah, thomas, thomas, diceva lei, come per dire ah, thomas, che discolo che sei!, e a me veniva da ridere. oh, ecco, siamo arrivati, ha detto la signora a un certo punto. in realtà c'erano ancora sei piani di scale da fare, lei abitava proprio in cima al palazzo, in un attico. siamo rimasti fuori dalla porta a chiacchierare per un po', poi lei ha detto ti dò un consiglio prezioso, thomas. quando scrivi, datti una disciplina. non scrivere una volta la sera, un'altra al pomeriggio, non fare così. il mattino. il mattino è il momento ideale. c'è uno studio scientifico. devi allineare il tuo bioritmo a quello della giornata. andare a letto presto e alzarti all'alba, insieme al sole. è quello il momento ideale per scrivere. bene, lo farò, ho detto io, ora però devo andare. ripassa quando vuoi, ha detto lei. e così me ne sono tornato al metrò, tutto contento.
posted by alla.finestra | 14:41 | commenti (17)
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