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martedì, maggio 25, 2004 |
Michael Jackson faceva ballare i nemici finché non cadevano a terra.
Io guardavo lo schermo della tv collegato al Sega Megadrive. Due ragazzini della mia età facevano Michael Jackson. Saliamo dei gradini con le punte? No, sediamoci qui, sul marciapiede. Fa caldo e le gambe sono lisce e abbronzate, i calzini bianchi. Passano le macchine, anche loro sono calde, non si può toccare nemmeno il volante. Abbiamo dei ghiaccioli in mano, a me piace all’arancia, dall’altra parte della strada c’è un altro marciapiede e dietro c’è una ringhiera e dietro la ringhiera c’è una siepe e dietro la siepe potrebbe esserci qualsiasi cosa. Quello che facciamo è stare qui. Che è qualcosa di più di niente. Il problema è che Neo non si è mai seduto su un marciapiede, è che deve muoversi sempre, guardarsi attorno sempre, trovare soluzioni, e poi finalmente. Finalmente vuol dire che prima ci sono le cose e poi un muro bianco. Il ghiacciolo all’arancia è finito. Sono finiti anche quello al limone e quell’altro all’arancia. Se facessimo due più due qualsiasi risultato non avrebbe molto senso. Potremmo prenderlo e passarcelo tra le mani e sarebbe un oggetto come una tazzina senza manico o un cartoncino bianco, per esempio adesso è un 4 rosso, spesso più o meno un centimetro, grande al massimo come una mano. Il ragazzino della mia età in parte a me lo tiene per la stanghettina più lunga, lo fa dondolare tra le mani come una freccia che non sa bene dove indicare. Io vorrei dire qualcosa ma non so bene cosa indicare. Pensavo alle macchine. Almeno passano, si muovono, sicuramente hanno a disposizione quattro ruote e un sacco di argomenti si nascondono dentro le loro portiere. A volte gli argomenti appoggiano le manine sul vetro e guardano fuori, ma subito vengono tirati dentro dall’autista o da una signora seduta dietro, che poi si appoggia le mani sulle gambe e guarda dritto fuori dal parabrezza. Così non ha senso parlarne. Non si vede niente. Sono solo tappezzerie e camicie sudate e marce che rimbalzano da un numerino all’altro. Anche i numerini delle marce in questo momento non hanno molto senso. Potrebbe esserci scritto Joe, disegnato un righello o la faccia di un famoso personaggio storico. “Metti Napoleone, no aspetta, c’è un semaforo, scala su Alessandro Magno, ecco.” Quello che resta è Michael Jackson. Il suo completo bianco, il cappello bianco, altre cose bianche, cartoncini bianchi, furgoncini bianchi, puntini bianchi su fondo nero di notte, è lì dentro che bisogna andare, entrare e far passare prima la testa, il resto viene risucchiato lentamente come un cd. E poi, una volta dentro, in qualche modo suoneremo, no? posted by alla.finestra | 13:14 | commenti (11) |