mercoledì, giugno 18, 2008

PRIMO E ULTIMO AL MONDO!

L'altro giorno ero sul letto che pensavo che m'era sempre piaciuto Paperon de' Paperoni, e pensavo Chissà perché mi piace così tanto Paperon de' Paperoni, ogni tanto escono questi articoli sui Paperoni d'Europa, o i Paperoni dell'India o di qualche altro posto, ma non sono quelli i Paperoni che mi piacciono, anzi il fatto che il termine Paperone venga usato come sinonimo di ricco mi dà fastidio, mi dà fastidio quando una parola che per me ha un bellissimo significato viene usata con un significato che non è il suo, per esempio imprenditore per me è una parola bellissima, un imprenditore dovrebbe essere una persona che ha in mente un'impresa incredibile e fa di tutto per realizzarla, uno come Edwin Land, quelli che oggi si chiamano imprenditori dovrebbero chiamarsi in un altro modo, aziendanti o qualcosa del genere, dovrebbero lasciar libera quella parola anche perché non ci sono altre parole per dire imprenditore nel senso che ho in mente io. Cercando ossessivamente il significato della parola imprenditore come ce l'ho in mente io su Google ho trovato una pagina su Adriano Olivetti, mi piaceva Adriano Olivetti perché una volta avevo letto una sua intervista in cui diceva che basterebbe che ognuno lavorasse per cinque anni nella vita producendo beni di prima necessità come cibo, case, eccetera eccetera, e quei cinque anni di lavoro gli sarebbero bastati per avere cibo e una casa e altre cose necessarie per il resto della vita, e impiegare gli altri x-5 anni per dedicarsi ad altro. Cioè, fosse stato per lui l'avrebbe fatto davvero questo esperimento, e secondo me sarebbe stato un bell'esperimento, poi magari non funzionava ma almeno era divertente vedere cosa succede a uno che per cinque anni lavora e per il resto del tempo deve inventarsi qualcos'altro da fare. Un bell'esperimento che Olivetti ha fatto nel 1955, invece, è stato quello di chiamare Mario Tchou, il figlio dell'ambasciatore cinese in Italia, che era un super esperto di calcolatori elettronici, e fargli costruire insieme a dei tizi dell'Università di Pisa e a degli ingegneri della Olivetti il primo calcolatore completamente elettronico del mondo, l'Elea 9003, che è quello della foto là sopra. Secondo me è bellissimo. Anche da vedere, dico, con tutti quei rettangoli di tastini così essenziali e eleganti. Qui Piero Maestrini dell'Università di Pisa racconta per bene come è nato tutto quanto e cosa ne è adesso, anche se adesso non è che ne sia molto. Bellissimo quando parla di questa Macchina Ridotta, un altro calcolatore collegato al progetto dell'Elea, e di questi studenti di Fisica e di Chimica Fisica di Pisa che erano tra i primi al mondo a poter usare una cosa del genere per fare i loro calcoli, secondo me era emozionante, non so, ho quest'idea delle cose prime al mondo come di cose che ancora, in parte, non sono reali, che conservano ancora un po' della fragilità delle cose che esistono solo come cose immaginate, e mi viene voglia di proteggerle come se fossero l'ultimo esemplare di quella cosa rimasto al mondo, e in realtà è così, perché sono prime ma anche ultime al mondo, queste cose.

 


 
mercoledì, giugno 11, 2008

LA BICI E LA BONACCORTI.

Prima ero giù nel cortile che sistemavo la bici, in cortile oltre a me che faticavo per sistemare la dannata bici c'erano questi tizi di un'agenzia di fotografi che c'è in cortile, così ho sentito una telefonata di uno di questi tizi, diceva che aveva avuto un'idea, cioè di fare delle foto a personaggi famosi ma non nelle solite pose, in situazioni più naturali, mantenendo comunque uno stile assolutamente elegante, Sai tipo le foto a Ewan Mcgregor nel deserto?, diceva, e poi ha detto che quelli di Vanity Fair sembravano interessati e che voleva proporgli un servizio fatto così, un esperimento, diceva, con la Bonaccorti e Debora Compagnoni, secondo lui questa cosa poteva essere un importante passo in avanti per lo stile fotografico in Italia.

 


 

UO'-LIIIIIIII!

E' da un po' di tempo che impazzisco a guardare i trailer delle cose che usciranno tra mesi e forse non usciranno nemmeno mai, quei dannati dell'apple.com/trailers ne mettono fuori di continuo, sembra che ogni giorno si facciano almeno due o tre film, e dai trailer sembrano quasi tutti belli e interessanti! Poi però non ho mai tempo di vederli, così finisce che della maggior parte dei film ho visto solo il trailer. Di trailer, poi, ne escono sempre di nuovi, pure per lo stesso film, e in ogni trailer nuovo c'è qualcosa di nuovo, sì sì, sennò che cavolo di trailer nuovo sarebbe! Io mi sono fissato, ma proprio fissato, con i trailer di Wall-E, da quando ho sentito pronunciare quel dolcissimo robotico "Uò-lììììì!" ho pensato che Wall-E sarà un grandissimo capolavoro e così ogni volta che esce un nuovo minivideo o un trailer in una qualsiasi lingua di Wall-E lo vedo e penso Cavolo come faccio a aspettare fino a ottobre, maledetti doppiatori datevi una mossa! L'ultimo trailer è questo, della versione francese di Wall-E. E' bellissimo, come sono bellissimi tuttti i trailer di Wall-E e come sarà bellissimo Wall-E, quando Wall-E e la robot aliena (o il robot, anzi, in realtà sono tutti asessuati i robot, a parte i Terminator) si presentano e lui dice "Uò-lììì!" e lei "Gìììs!" e Wall-E dice "Ooh!" scoppio sempre a ridere, ma di una di quelle risate pure un po' con gli occhi lucidi da commozione. Muovetevi, maledetti doppiatori! (Che poi metà film è praticamente muto, perché cavolo ci mettete così tanto, o maledettissimi!)

 


 
sabato, giugno 07, 2008
UNA PALLA DA RUGBY.

Un po' di tempo fa avevo un terribile dubbio su cosa cavolo fosse un elettrone, ogni volta che sentivo parlare degli orbitali elettronici, che dovrebbero rappresentare la probabilità di un elettrone di trovarsi in un punto nello spazio, pensavo che quindi alla fine l'elettrone è una particella, e l'onda dell'orbitale è solo una rappresentazione di dove si può trovare quella particella. Non riuscivo a capire dove fosse l'onda/elettrone. Qualcosa come cento anni fa un tizio che si chiamava Louis-Victor Pierre Raymond De Broglie ipotizzò che visto che lui riusciva ad avere quattro nomi contemporaneamente anche un qualsiasi oggetto può avere contemporaneamente le caratteristiche di un corpo e di un'onda, e questa cosa poi è stata pure dimostrata e così nei libri ora ci sono questi esercizi per calcolare la lunghezza dell'onda associata a una palla da rugby lanciata a una certa velocità, non so da dove arrivi quest'idea della palla da rugby però calcolare la sua lunghezza d'onda è molto di moda nei libri di chimica/fisica generale. Un giorno ho detto al professore di chimica organica che non avevo capito qual è l'onda che rappresenta l'elettrone se le onde degli orbitali sono probabilità di trovare una particella in un punto, e lui m'ha detto che in realtà quelle onde sono l'elettrone, anzi, non l'elettrone vero e proprio, ma la probabilità dell'elettrone, come se l'elettrone fosse, in fondo, solo una probabilità diffusa nello spazio come le nuvolette di vapore condensato che soffiamo fuori d'inverno. Quelle della figura sopra sono le nuvolette dell'elettrone (in realtà, il 90% delle nuvolette, perché le nuvolette intere sono infinitamente grandi, infinitamente per davvero, nel senso che c'è un pochino di probabilità dell'elettrone in qualsiasi punto dell'intero universo!). Comunque tutto questo non è vero. E' solo un trucchetto matematico per spiegare come si comporta l'elettrone, e pure il considerare l'elettrone una particella è un trucchetto matematico, tutte le teorie scientifiche sono piene di fantastici trucchetti ma nessuna dice la vera verità su qualcosa. L'altro giorno sfogliavo un libro di Linus Pauling e a un certo punto si parlava di queste cose, che sono cose di cui è sempre interessante parlare perché non ci si capisce nulla, e Linus Pauling diceva che non bisogna immaginare un'elettrone come un'onda o come una particella, perché l'elettrone non è nessuna delle due cose, è un'altra cosa che a volte sembra un'onda a volte una particella, ma è un'altra cosa. E visto che quello che vale per l'elettrone vale anche per la palla da rugby e per me, anch'io posso considerarmi un corpo o un'onda ma in realtà sono un'altra cosa, ecco dove cavolo si arriva pensando alla vera verità delle cose, a queste conclusioni che poi quando passeggi per strada cercando di stare il più possibile sotto i balconi per evitare la pioggia ti sembra tutto incredibilmente incomprensibile. Una mia compagna di università dice che lei è rimasta delusa dai trucchetti matematici, che le piacerebbe una vera verità in cui tutto è fatto di palline che si attraggono e respingono più o meno forte; invece secondo me tutto questo inventarsi trucchi e modellini per riuscire a stabilire un qualche contatto con una realtà che è davvero incomprensibile è una cosa divertente, un po' come se uno cercasse di adattare i propri dialoghi a quelli di un personaggio di un film per credere di riuscire a parlarci, qualcosa del genere insomma.


 
domenica, giugno 01, 2008

Ieri sera in viale Padova doveva esserci una specie di festa araba in una discoteca araba, c'erano anche degli ispanici che pisciavano girati non verso il muro ma verso la strada, forse è una moda di viale Padova questa. Poi si passava in corso Buenos Aires e due ragazzi arabi ci chiedevano di viale Padova e io gli dicevo dov'era viale Padova, poi c'era un macchinone nero con dentro della musica araba e tutti che andavano verso viale Padova, così è nata l'ipotesi della festa araba in viale Padova. Io e l'amico che era con me, invece, entravamo in una porticina con l'insegna spenta "S. Venezia" e la targa "Circolo Reduci Qualcosa", proprio dietro Porta Venezia. Scendevamo delle scale di legno e ci ritrovavamo su una specie di balconcino, affacciati su una sala piena di tavoli, apparecchiati tutti uguali, con le stesse bottiglie di vino e quelle di plastica di acqua e un gruppetto di quaranta-sessantenni seduti con gli abiti del sabato sera di venti-quarant'anni fa, due neon accesi, due palle stroboscopiche che giravano lentamente, un orologio da muro di quelli che sembrano orologi da polso che mi ricordo andavano fortissimo quando avevo cinque-sei anni, anche le sue lancette dovevano aver girato molto lentamente, lì dentro. "Possiamo sederci a un tavolo?", abbiamo chiesto. "E' tutto pieno, sono tutti gruppi di amici che hanno prenotato", ci ha detto un signore, "Però potete rimanere a guardare tranquillamente". Così ci siamo appoggiati al balconcino, accanto al guardaroba, e abbiamo visto questo signore magrissimo con le scarpe lucidissime girare per i tavoli a far pescare bigliettini da un cesto, mentre un altro faceva battute su di lui e ogni tanto diceva un numero e qualcuno si alzava e andava a ritirare il suo premio, dopo aver dato due bacetti sulla guancia a tutti e due e a un altro vestito tutto elegante come un Patrono di Miss Italia. Un kit composto di martello, cacciavite e punte per il cacciavite, un cordless, un trolley e una friggitrice come premio finale. Alla fine il signore che faceva le battute ha chiamato "le ragazze", e due ragazze bionde sono salite su un palchetto e hanno detto "Buonaseera!", con un effetto eco da giostra del Luna Park, hanno schiacciato qualche tasto su una pianola ed è partita la "grande musica italiana e straniera di tutti i tempi", come c'era scritto sul manifesto dietro di noi. I neon si sono spenti, una ventina di persone hanno tirato fuori da delle borsette anacronistiche le loro scarpe da ballo, si sono alzate e in mezzo alla sala hanno cercato di fare a sincrono il boogie-woogie, il twist, e poi della musica anni '70 ("Adesso passiamo a qualcosa degli anni '70!", hanno detto tutte entusiaste le ragazze bionde, come se Vamos à La Playa fosse l'ultimo singolo uscito in radio. Dopo due o tre canzoni hanno detto "Comunque fateci un cenno se volete che facciamo un po' di liscio", però nessuno ha voluto il liscio) con la faccia seria e lo sguardo nel vuoto, ogni tanto il meccanismo si inceppava e una signora finiva addosso a un'altra che finiva addosso a un'altra, ma poi senza scomporsi si rimettevano a posto e continuavano a fare del loro meglio. Io non riuscivo a smettere di guardare tutto dal balconcino, c'era un signore, all'inizio, che dopo pochi secondi di boogie-woogie s'era già fatto male, è tornato alla sua sedia, s'è sfilato le scarpe da ballo, le ha rimesse nella borsetta. Dopo un po' l'hanno accompagnato di sopra, al guardaroba, era accanto a me, aveva gli occhi lucidi e rabbiosi, con le mani tremanti stringeva la ringhiera del balconcino e guardava quelli che ballavano e diceva a bassa voce "Vaffanculo, vaffanculo!".

 


 
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