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martedì, ottobre 31, 2006 |
Shhhhhh.![]() Domani vado a Gardaland, all’ultimo giorno di Gardaland, quello che poi Gardaland chiude e le giostre restano lì in silenzio, con i teloni e la pioggia che ci cade sopra e fa toctoctoc, saranno delle giornate bellissime quelle per le giostre, solo che non ci si può andare, non esistono biglietti di Gardaland per le giornate bellissime. posted by alla.finestra | 10:47 | commenti (24) |
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venerdì, ottobre 27, 2006 |
FUTURO.![]() Ogni tanto, quando devo impostare le date di un computer o di una macchina fotografica o di qualsiasi cosa, metto delle date del futuro. Poi me ne dimentico e dopo un po’ di tempo quando le rivedo per un secondo penso Cavolo siamo nel 2906!, poi però mi ricordo di nuovo di tutto. Una volta avevo visto anche un film tristissimo in cui succede più o meno la stessa cosa: Christopher Reeve si chiude in una stanza dove ogni cosa è esattamente com’era 60 anni prima e si risveglia nel passato e si innamora di una ma proprio quando tutto sembra finire benissimo lui tira fuori dal taschino una moneta moderna e si ritrova di nuovo nel presente, e riprova con il trucco della stanza ma non funziona più e un giorno lo trovano morto di disperazione. Comunque, ieri mattina ho scoperto che nel mio cellulare non puoi mettere assolutamente date del passato. E anche il futuro si ferma al 31 dicembre 2090. Allora ho impostato l’ora alle 23.59 per vedere cosa succedeva dopo il 31 dicembre 2090, e il cellulare è passato all’1 gennaio 2091, e con lo stesso metodo sono arrivato al 2092 e al 2093, ma col 2093 il cellulare non mi lasciava più cambiare il giorno e il mese, e quindi per arrivare al 2094 dovevo spostare l’ora alle 23.59 per 365 volte e non ne avevo molta voglia. Fin dove arrivano i vostri cellulari? posted by alla.finestra | 12:16 | commenti (14) |
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giovedì, ottobre 26, 2006 |
UNA TESTA GRANDE COME L’ORBITA TERRESTRE! Nel libro che sto leggendo, attaccato al retro della copertina c’è un rettangolo nero con due lenti e delle istruzioni per montarlo e farlo diventare un fantastico stereoscopio, cioè una cosa che serve a separare la visione dei due occhi, più o meno. A un certo punto nel libro si parla di come il cervello riesce a distinguere piani visivi diversi, e quindi a vedere in modo tridimensionale, e dice che in pratica quando una parte dell’immagine che arriva a un occhio si sovrappone perfettamente a una parte di quella dell’altro occhio si crea un piano visivo. Ogni piano visivo ha un suo angolo di vergenza, cioè l’angolo che si forma nel punto in cui i due occhi si incontrano (cioè che si formerebbe se ci fossero due linee che vanno in direzione dello sguardo). Solo che quando gli occhi guardano oltre i cento metri le loro immagini non si sovrappongono più, e quindi addio visione stereoscopica e magnifiche immagini tridimensionali! Non potremo mai vedere un panorama in modo stereoscopico, perché per creare angoli di vergenza a quelle distanze gli occhi dovrebbero essere distanti metri o anche chilometri! Però esiste un modo per simulare due occhi così distanti. E cioè scattare due fotografie della stessa immagine a distanza di metri o anche chilometri! In questo modo il tizio che ha scritto il libro è riuscito a creare la stereoscopia più profonda mai esistita, cioè una stereoscopia con una linea di base (cioè la distanza tra i due punti di vista) di 64 milioni di chilometri! Incredibile, vero?! ![]() “Alcuni anni fa ci fu una congiunzione dei pianeti esterni che, verso la metà della notte, brillarono alti nel cielo per molti mesi invernali. Le foto di destra e di sinistra furono scattate a una distanza di circa 50 giorni, durante i quali la Terra si era mossa nella sua orbita di circa 64 milioni di chilometri. Sullo sfondo si vede la costellazione della Vergine, molto al di là della possibilità di raggiungerla stereoscopicamente. Le sue stelle sono lontane decine, persino centinaia di anni-luce. I tre oggetti brillanti in primo piano, però, sono ben raggiungibili, e non sono altro che Giove, Saturno e Marte. Per usare un’altra volta la metafora del gigante, la vostra testa ora ha all’incirca le dimensioni del diametro dell’orbita terrestre, i vostri occhi sono separati da 64 milioni di chilometri e i tre pianeti esterni sono proprio lì, a portata delle vostre mani. E dunque facilmente raggiungibili dalla vostra discriminazione stereoscopica. Con un semplice giocattolo di cartone e un paio di foto avete esteso la vostra padronanza visiva fino a comprendere la struttura tridimensionale dei confini del sistema solare.” posted by alla.finestra | 13:13 | commenti (6) |
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martedì, ottobre 24, 2006 |
![]() Da un po' di tempo in metrò c'è una pubblicità di alcuni palazzi che stanno costruendo che dice "Alle porte di Milano, con finestre sulle Alpi", e si vedono due finestre che si affacciano una sul duomo e l'altra su un monte tutto pieno di neve. E ogni volta che la vedo mi viene un po' da ridere perché sembra che l'appartamento sia una specie di nonluogo come quello in cui ti ritrovavi quando finivi un episodio di Quake, con delle porte che attraversandole arrivavi in posti completamente diversi. Invece sono andato sul sito dei palazzi e ho scoperto che non c’è nessun incredibile varco dimensionale, non si può attraversare una porta e ritrovarsi in mezzo a un bosco innevato oppure uscire sul balcone e vedere le ragazze uscite da scuola che urlano ai conduttori di TRL, c’è solo un tristissimo cantiere immerso in una giornata che forse pioverà. ![]() posted by alla.finestra | 11:48 | commenti (23) |
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lunedì, ottobre 23, 2006 |
MARTE E OLTRE! Su Youtube ho trovato il fantasticissimo documentario della Disney Mars and beyond, cioè uno dei tre documentari, insieme a Man in space e Man and the moon, che Walt Disney aveva fatto negli anni '50 con la collaborazione di Wernher von Braun, l'ingegnere tedesco che voleva assolutamente mandare l'uomo nello spazio e sapeva benissimo che prima però doveva convincere gli americani che mandare l'uomo nello spazio era qualcosa che bisognava assolutamente fare. A me ovviamente m'ha convinto! Ah, il documentario è stato diviso in sei parti, qui cronologicamente ordinate! posted by alla.finestra | 10:45 | commenti (10) |
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mercoledì, ottobre 18, 2006 |
SCUOLA ELEMENTARE DI SCRITTURA EMILIANA.![]() L'estate scorsa una sera sono andato a sentire Paolo Nori che leggeva dei pezzi di Pancetta, un suo libro che parlava dei poeti russi e soprattutto di Velimir Chlebnikov, uno che oltre a scrivere delle bellissime poesie diceva anche di saper predire il futuro e in base ad alcuni calcoli su dei fatti accaduti nel 1500 aveva predetto che nel 1918 in Russia ci sarebbe stata una rivoluzione. Io ero seduto nelle prime file e appena avevo capito che il reading sarebbe stato bellissimo m'ero messo a registrare tutto con lo Zen. Ogni tanto la sera riascolto il cd del reading e ogni volta rido e mi commuovo anche un po' nella parte in cui Chlebnikov muore di nonricordo cosa in mezzo alla campagna russa, e così quando l'altro giorno ho scoperto che Paolo Nori aveva un podcast sono andato subito a sentirlo e ho pensato Ehi è bellissimo!, e l'ho messo subito tra i link. Il podcast si chiama "scuola elementare di scrittura emiliana", e questa qui è una delle puntate che finora mi sono piaciute di più. http://podcast.feltrinelli.it/podcast-file/nori_060622.mp3 posted by alla.finestra | 17:00 | commenti (12) |
IO E SPONTINI.![]() Stanotte non ho sognato le candele a mano, ho sognato il tonno Spontini. Il tonno Spontini non era un tonno in scatola, era un tonno vero e Spontini era il suo cognome. L'ho conosciuto a una trentina di metri dalla costa, e siccome dietro di noi c'erano delle pinne minacciosissime abbiamo nuotato superveloci fino a raggiungere un muretto. Io l'ho scavalcato, Spontini è saltato fuori subito dopo. Sull'erba continuava a saltellare come se una molla invisibile lo tenesse legato al cielo, e diceva anche delle cose divertentissime che però non ricordo. A un certo punto dovevo andare assolutamente in bagno, e Spontini invece di aspettarmi m'ha seguito e mentre facevo la pipì ha continuato a saltellare accanto a me. Poi mi sono svegliato ed ero sicurissimo di essermi fatto la pipì addosso e invece no. Mi sono alzato e sono andato subito in bagno. Stavolta Spontini non c'era. posted by alla.finestra | 10:21 | commenti (6) | |
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lunedì, ottobre 16, 2006 |
LA FESTA DELLA CANDELA A MANO.![]() Stanotte ho sognato che mio nonno aveva organizzato la prima Festa della Candela a Mano, cioè la festa delle candele che non stanno appoggiate da qualche parte ma si tengono in mano. C'era un sacco di gente con in mano le candele a mano, che poi erano candele normalissime solo che erano tenute in mano, e mio nonno saliva su un palco e faceva un discorso di quelli brillanti e profondi sulle candele a mano e tutti sorridevano alle sue battute e facevano un grande applauso finale. Poi nel sogno comparivano delle specie di slide che dimostravano che ogni parte delle candele a mano poteva essere utilizzata anche da sola, per esempio lo stoppino veniva usato come laccio per tenere insieme delle penne, un'altra fantastica dimostrazione dell'utilità e della superiorità delle candele a mano. posted by alla.finestra | 10:56 | commenti (17) |
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venerdì, ottobre 13, 2006 |
I SETTE SAGGI. Nel 2005 un astronomo scoprì che il corpo celeste 2003 UB313 era praticamente identico a Plutone. Aveva pure un satellite, proprio come Plutone. E il grafico del suo spettro, che è una specie di analisi che permette di capire di quali materiali è composto un corpo celeste, sembrava la fotocopia di quello di Plutone. Solo che questo corpo celeste era ancora più grande di Plutone! E quindi non era un semplice corpo celeste: 2003 UB313, che l'astronomo chiamò Xena, doveva essere il decimo pianeta! Agli altri astronomi però il nome Xena non piaceva, e nemmeno quello del suo satellite Gabriel, perché per tutti Xena e Gabriel erano queste due qui, ,
e molti astronomi non avevano abbastanza senso dell'umorismo da chiamare il decimo pianeta del sistema solare e il suo satellite come queste due qui. Così Xena e Gabriel diventarono Eris, la dea della discordia, e Dysnomia, sua figlia, anche se in realtà Wikipedia dice che è stato il team che ha scoperto Xena e Gabriel a chiamarli ufficialmente Eris e Dysnomia, e che comunque Dysnomia tradotto in inglese diventa Lawlessness, che vuol dire qualcosa tipo “sregolatezza” ed è simile a Lawless, cioè il cognome dell’attrice di Xena, quindi boh, mi sa che ha ragione Wikipedia. Alla fine Eris non diventò un pianeta ma un problema, perché gli astronomi stavano scoprendo molti corpi simili nel sistema solare, e quindi presto ci sarebbero sicuramente stati undici, poi dodici, poi centinaia di pianeti. Così fu istituita una commissione per decidere cos’è un pianeta, la commissione dei sette saggi. I sette saggi si ritrovarono a Parigi e dopo un paio di mesi finalmente riuscirono a definire cos’è un pianeta: è un corpo sferico che gira attorno al sole! Però questo piacque agli astronomi ancora meno del nome Xena, perché se un pianeta è un corpo sferico che gira attorno al sole non solo presto ci sarebbero stati decine di pianeti, ma anche Dysnomia era un pianeta! E anche la Luna! Così l’IAU, cioè l’Unione Internazionale degli Astronomi o qualcosa del genere, si riunì a Praga per decidere se aggiungere o no alla definizione dei sette saggi un altro punto, e cioè che ogni pianeta deve avere una massa gravitazionale abbastanza grande da riuscire a ripulire tutto lo spazio intorno a sé nella sua orbita. In pratica nell’orbita di un pianeta possono esserci satelliti ma non corpi celesti tipo asteroidi eccetera con orbite indipendenti da quella del pianeta. Chi era d’accordo doveva alzare un foglio giallo proprio come un arbitro che fa un’ammonizione,
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e lo fecero quasi tutti. Così Xena e Gabriel tornarono a non essere pianeti, e Plutone smise di esserlo. Però, spiegava l’astronomo del Planetario ieri sera, gli americani se la sono presa molto, visto che Plutone era l’unico pianeta che avevano scoperto loro. E siccome ci sono pressioni politiche eccetera eccetera bisognerà aspettare fino al 2015, quando la sonda Nonmiricordoilnome arriverà vicinissimo a Plutone, per riuscire a definire veramente cos’è un pianeta e cosa no. Però non ho capito bene cosa farà la sonda Nonmiricordoilnome per capire cos’è un pianeta e cosa no. Intanto, siccome la storia dei sette saggi m'ha fatto ridere, li ho cercati su Google uno per uno. Eccoli qui: Dr. Richard Binzel Dr. Andre Brahic ![]() Dr. Owen Gingerich ![]() Dava Sobel ![]() Dr. Junichi Watanabe ![]() Dr. Iwan Williams ![]() Dr. Catherine Cesarsky ![]() posted by alla.finestra | 16:50 | commenti (10) |
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mercoledì, ottobre 11, 2006 |
![]() "Per me è davvero un piacere presentarvi il nostro ospite di questa sera, la professoressa Patrizia Caraveo, astrofisica ricercatrice nel campo delle particelle ad alta energia, una delle prime, anzi forse la prima, a capire l'importanza delle stelle di neutroni. Ma stasera, e questo è molto bello, Patrizia è qui per parlarci di qualcosa che non ha nulla a che fare con la sua ricerca. E' bello perché se già è ammirevole un ricercatore che si apre a un pubblico per parlare delle sue scoperte, ancora di più lo è uno che si espone per parlare di qualcos'altro. Questa sera parleremo della Luna." Ieri sera sono stato a una bellissima conferenza sulla storia della corsa alla Luna tenuta da una professoressa bionda che sembrava Meryl Streep. Ho scoperto un sacco di cose, per esempio che il primo libro su un viaggio di un uomo sulla Luna non è un libro sul viaggio di un uomo, ma sul viaggio di una donna! Il libro si chiama Relazione del primo viaggio alla luna fatto da una donna l’anno di grazia 2057, e il suo autore, Ernesto Capocci, l'ha scritto sette anni prima che Jules Verne scrivesse Dalla terra alla luna. Nel libro si parla di un equipaggio che nel 2057 parte per la Luna. Il viaggio dura 8 giorni, e l'equipaggio è eterizzato, cioè addormentato, per risparmiare le energie che serviranno per esplorare la Luna. Un po' come in 2001 Odissea nello spazio, insomma. A un certo punto della conferenza, dopo un filmato su Wernher Von Braun, l'ingegnere dell'Apollo, è partito un video amatoriale in cui si vedeva un tizio con addosso una parrucca tipo Re Sole, e la professoressa che somigliava a Meryl Streep è scoppiata a ridere e ha detto Spegni! Spegni! Questo non è per la conferenza! L'mp3 della conferenza presto si troverà qui, http://www.comune.milano.it/planetario/index.html, anche se mi sa che mancherà l'introduzione del signore del planetario, che prima dell'inizio di ogni incontro dice sempre cose intelligenti e molto belle, con il tono di chi davvero è appassionato del cielo e di qualsiasi cosa per cui vale la pena appassionarsi. posted by alla.finestra | 10:45 | commenti (8) |
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lunedì, ottobre 09, 2006 |
Sulla porta della scuola c'è un cartello con scritto "Suonare. Attendere la risposta. Spingere". Io spingo soltanto, la porta si apre lo stesso. Chiedo a una signora dov'è che fanno la mostra degli strumenti scientifici, lei dice Sali di qui giri a sinistra poi a destra e sinistra, poi capisce che non ho capito niente allora chiama la bidella che sta pulendo i pavimenti e le dice Indicagli tu la strada al ragazzo, deve andare alla mostra. Salgo le scale, la bidella mi indica la strada e sorride e anch'io sorrido e dico grazie. La mostra è già iniziata, c'è una ragazza con i brufoli che spiega come funziona la macchina dell'equilibrio, in pratica c'è un pesetto legato a un filo appeso a una specie di regolo di che penzola da una minuscola gru di metallo, sopra il peso c'è scritto 3 e la ragazza spiega che la massa è inversamente proporzionale a qualcosa, si vede che ha imparato tutto a memoria, alla fine appende tre pesetti dal lato opposto sotto il numero 1 e dice Visto, questo perché blablabla. Io non ci ho capito molto, e mi sa nemmeno lei. Si passa alla macchina con il carrello tenuto da due molle, un'altra ragazza con i capelli neri e gli occhiali tira il carrello da una parte e quello fa avanti e indietro un po' di volte, poi aggiunge dei pesi e quello fa avanti e indietro un po' meno volte, e la ragazza dice Blablablabla. Un po' mi sto intristendo, ma non posso andarmene via, sono seduto in seconda fila e vicino a me c'è un bambino con degli occhialoni e una tuta grigia che sembra tutto preso dalla lezione, e i genitori dicono Visto visto? Tutti che dicono Visto. A un certo punto entra la professoressa, una signora con i capelli biondi e una giacca grigia e le scarpe con il tacco, sembra una mia insegnante delle superiori che si diceva che si era sposata con uno ricco e così veniva a scuola con una macchina verde scuro sportiva e camminava a testa alta nei corridoi, lei insegnava trattamento testi, cioè dattilografia, l'esercizio più divertente si chiamava Asdfòlkj, in pratica bisognava appoggiare le dita sulla tastiera e passare dieci minuti a battere a-s-d-f con la mano sinistra e ò-l-k-j con la destra. Questa qui invece insegna scienze o qualcosa del genere, si siede davanti a un computer, accavalla le gambe e fa un sorrisetto maligno e dice alla ragazza con i brufoli Ma parliamo un po' del trasferimento dell'energia... Dopo un po', è lei a parlare del trasferimento dell'energia. Ci sono dei bicchieri con dentro un liquido trasparente, collegati con delle lamelle fatte di rame da una parte e zinco dall'altra. La professoressa dice che quella è una batteria, e permette di convertire l'energia chimica in quella elettrica. Si gira verso di noi e vede il bambino tutto eccitato e dice Perché non vieni tu a fare l'esperimento?, e il bambino scende con la sua tuta grigia e gli occhialoni neri grandi come metà faccia, e mi viene da ridere a vederlo lì insieme a quella professoressa antipaticissima. Lei gli dà una presetta rossa e gli dice Attaccala qui, e lui la schiaccia con la manina e l'attacca all'ultima lamella della batteria. L'assistente intanto attacca un'altra presetta, nera, alla prima lamella. Su una specie di contatore la levetta sale fino quasi a metà. Visto?, dice la professoressa, Questo è il principio che regola il funzionamento delle batterie. Sì, ma quale principio? Perché acido solforico, rame, zinco? Io non ho capito nulla. Nessuno ha capito nulla e lei torna a sedersi al suo computer tutta soddisfatta. Alla fine della dimostrazione, dice Bene, e adesso andate nell'altra sala, le ragazze vi aspettano. Io invece vado da lei. Le dico Scusi, ma perché si usa l'acido solforico? E perché il rame e lo zinco? Lei dice che altrimenti la batteria non funzionerebbe. Sì, le dico, ma perché? Beh perché l'acido solforico intacca le particelle del rame e dello zinco. Ok ma che cavolo vuol dire? Non ho voglia di chiederglielo, anche perché un po' sto tremando, come se stessi facendo qualcosa che non si deve assolutamente fare. Ah ok, dico, poi esco dalla porta ma invece di andare nella stanza dove le ragazze mi aspettano scendo le scale e me ne vado. Sono tutto nervoso, mentre cammino mi immagino di continuare a fare domande alla professoressa fino a metterla al muro e farle ammettere che lei non lo sa perché cavolo funziona una batteria, non ha idea di quello che succede in quei bicchieri, e la sua lezione è solo una raffica di frasi e definizioni imparate a memoria e non serve a nulla, è tutta una farsa. Sono davvero nervosissimo, così mi prendo un gelato con un sacco di panna e me lo mangio mentre passeggio per la città alta, e le persone passeggiano pure loro, le famiglie, le iniziative del comune, la tranquillità, i primi maglioncini aggrappati alle spalle. posted by alla.finestra | 14:21 | commenti (14) |
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giovedì, ottobre 05, 2006 |
![]() Tutto è cominciato con Severance, di Robert Olen Butler. "Una testa mozzata resta cosciente per un minuto e mezzo dopo la decapitazione. In stato di eccitazione parliamo alla velocità di 160 parole al minuto. Così Olen Butler ha scritto un libro fatto di 62 brevi storie: l’ultimo minuto e mezzo di 62 teste mozzate, raccontato in 240 parole esatte", dice lavitaistruzioniperluso.it. Bello!, penso io, e vado a cercare questo Robert Olen Butler e scopro che ha pure vinto il premio pulitzer per un libro sui vietnamiti che vivono in america, il libro si chiama I cento figli del drago. Chiamo la libreria vicino a dove lavoro e non ce l'hanno, alla Feltrinelli risponde una che mi passa un'altra che mi passa a un telefono a cui non risponderà mai nessuno e così prendo il tram e dopo un quarto d'ora sono alla Fnac e chiedo al commesso Ce l'avete I cento figli del drago?, e lui dice che è finito, vado alla Feltrinelli e pure lì è finito, però già che sono lì chiedo se hanno qualche libro su Erone di Alessandria, sì ce n'è uno ma non l'hanno mai avuto. Allora riprendo il tram e penso Vabbè li ordino su ibs, e su ibs ce li hanno tutti e due e pure Severance, cinquanta e qualcosa euro in tutto, così già che sto facendo un ordine dò un'occhiata alle recensioni delle graphic novels che è un po' che non le guardo, ah bello Concrete, una serie su quello che succederebbe se il cervello di una persona fosse una montagna, fantastico, e c'è pure l'ultimo fumetto di Jason che ha pure una copertina bellissima, e Mom's cancer, che bel titolo semplice come piacciono a me!, e Pyongyang è quello di cui avevo letto sull'Internazionale!, eccetera eccetera eccetera. Alla fine sono 207 euro, peccato, era tutto così bello, sembrava che potevo averli davvero tutti. posted by alla.finestra | 16:11 | commenti (14) |
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mercoledì, ottobre 04, 2006 |
THE INCREDIBLE ERONE D'ALESSANDRIA MACHINE!![]() Da un paio di settimane prima di andare a dormire sfoglio un libro bellissimo che avevo trovato su una bancarella in una fiera. E' una selezione del Reader's Digest che si chiama Nel mondo dell'incredibile, e parla di qualsiasi cosa, come la valigia impermeabile che permetteva ai signori che naufragavano di galleggiare con le mani libere così potevano salutare le signore che gli passavano accanto alzando il cappello in mezzo all'oceano, gli specchi con cui archimede era riuscito a incendiare una flotta nemica utilizzando i raggi del sole e anche l'incredibile macchina di Erone. Che praticamente era un sistema per far aprire o chiudere le porte di un tempio con un comando a distanza, cioè un fuoco che veniva acceso o spento. Il fuoco scaldava dell'aria che si espandeva e schiacciava l'acqua di un contenitore che attraverso un tubo finiva in un secchio che si abbassava, e siccome il secchio era collegato con delle corde a dei cilindri tirando le corde i cilindri giravano e le porte del tempio si aprivano. Poi, quando si spegneva il fuoco, l'aria si raffreddava e l'acqua del secchio tornava nel contenitore e un contrappeso faceva richiudere le porte. Insomma, era una macchina a vapore! E la cosa più divertente è che il suo disegno somiglia tantissimo a un videogioco molto bello in cui bisogna usare un sacco di cose tra cui secchi, corde, rulli e gatti che si spaventano per portare una palla in un certo punto o far finire un topo in una gabbia eccetera eccetera. Il videogioco si chiama The incredible machine, e in fondo è pure lui un'invenzione di Erone! posted by alla.finestra | 11:28 | commenti (22) |
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martedì, ottobre 03, 2006 |
BAHAMUT!![]() Da stasera al 29 sera a Milano c'è il nuovo spettacolo del più grande artista morente! Ci andrò sicuramente ma non oggi, perché quando ho chiamato c'erano solo quindici posti e non valeva la pena di sedersi in fondo dove non puoi nemmeno avere paura. Per sapere dove e come, andate in fondo e cliccate su "il più grande artista morente"! posted by alla.finestra | 17:59 | commenti (7) |
![]() l'altro giorno io e un mio amico stavamo aspettando l'ascensore e una signora anziana del suo palazzo ci è passata accanto e ha detto Ciao bellissimi! poi in ascensore il mio amico m'ha raccontato che una volta era sceso a prendere la posta e la signora era nell'atrio che sfogliava un catalogo di Decathlon e gli aveva chiesto Ma questa è una nuova religione? posted by alla.finestra | 10:51 | commenti (12) | |
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lunedì, ottobre 02, 2006 |
PRIMA E DOPO LA COLAZIONE.![]() Un giorno il professor Rizzolatti stava facendo degli esperimenti con una scimmia e s'è accorto che l'elettrodo collegato a un neurone faceva Trrrrrrrrrrr non solo quando la scimmia afferrava qualcosa, ma anche quando vedeva l'assistente del professor Rizzolatti che afferrava qualcosa. In pratica, il neurone si attivava quando qualcuno compiva l'azione dell'afferrare. Che era molto interessante, perché voleva dire che c'era una parte del cervello che reagiva alle azioni degli altri e alle proprie nello stesso modo. C'era un neurone che si attivava all'azione mangiare, uno per il camminare, uno per lo spostare eccetera eccetera. A quel punto il professor Rizzolatti si era chiesto se quell'area del cervello si sarebbe attivata se la scimmia avesse solo sentito un'azione, senza vederla. Così aveva detto all'assistente di mostrare per un po' di volte alla scimmia l'azione dello strappare un giornale in due, e poi le aveva fatto sentire solo il suono del giornale che si strappava in due. E il neurone dell'azione strappare il giornale in due s'era attivato. Con un finto suono, cioè un suono che copriva le stesse frequenze di quello del giornale strappato ma non era un giornale strappato, invece non succedeva nulla. In un altro esperimento, il professore aveva mostrato al suo assistente una scimmia e un cane e un uomo che mangiavano, e poi la stessa scimmia e lo stesso cane e lo stesso uomo che dicevano qualcosa nel loro linguaggio, e aveva scoperto che quando la scimmia e il cane mangiavano il neurone del mangiare dell'assistente si attivava, ma quando cercavano di comunicare non si attivava nessun neurone della comunicazione. Con l'uomo invece sì. Che era un po' diverso dal dire che l'uomo non capisce il linguaggio delle scimmie e dei cani. L'uomo non riconosce nemmeno che stanno comunicando. Magari lo sa, però non lo riconosce. Le scoperte del professor Rizzolatti erano state pubblicate, e una ricercatrice inglese aveva fatto un altro esperimento. Aveva mandato delle leggere scariche elettriche nelle mani di alcune ragazze, e poi dei loro fidanzati. E anche se le ragazze potevano solo vedere le mani dei loro fidanzati con i fili attaccati, in loro si attivava il neurone del dolore. Cioè il neurone specchio del dolore, perché questi neuroni si chiamano neuroni specchio. In pratica, il professor Rizzolatti aveva scoperto perché le persone soffrono anche quando altre persone soffrono, e quindi perché le persone non riescono a stare davvero bene finché ci sono altre persone che non stanno bene. Tutto questo l'ho scoperto ieri a una bellissima conferenza tenuta proprio dal professor Rizzolatti, che ha detto anche delle cose molto belle sull'imitazione, che secondo lui è l'unico vero modo di tramandare le conoscenze, e anche sugli autistici, che prima si pensava che avessero problemi a capire gli altri, e invece il loro problema fondamentale è che non riescono a capire se stessi. Perché non riconoscono le azioni, un po' come l'assistente di Rizzolatti non riconosceva l'abbaiare del cane. Solo che gli autistici non riconoscono nemmeno le loro di azioni, e quindi è come se non avessero una spinta naturale a fare le cose, ma per farle devono continuamente pensare di farle. Più o meno. E poi ha fatto vedere queste immagini di un tavolo prima e dopo la colazione, con una mano che afferrava un bicchiere, per spiegare un esperimento in cui si cercava di capire se i neuroni del bere e dell'appoggiare si sarebbero attivati anche in base a quello che c'era attorno alla stessa immagine di mano che tiene un bicchiere. E m'aveva fatto ridere vedere il prima e il dopo la colazione utilizzati come base per un esperimento scientifico, non so perché ma avevo riso. posted by alla.finestra | 11:53 | commenti (32) |