venerdì, marzo 26, 2004
mi ricordo di una volta di un po' di anni fa. si parlava di macchine e qualcuno disse che lui da grande ne avrebbe avuta una con i finestrini a specchio. dovevamo essere seduti sul bordo di un marciapiede e doveva essere estate, ma non saprei dire perché. so solo che quel qualcuno disse anche che i finestrini a specchio erano una figata perché tu potevi guardare fuori ma da fuori non potevano vedere te dentro. e io mi trovai completamente d'accordo e diventammo migliori amici.

questo m'è venuto in mente guardando fuori dal finestrino oscurato dell'eurostar all'inizio di tre ore di viaggio da uomo invisibile. "si pregano i gentili clienti di moderare il tono della voce e abbassare o spegnere le suonerie dei telefoni cellulari per non arrecare danno all'invisibilità degli altri passeggeri. grazie e buon viaggio."




 
lunedì, marzo 22, 2004



 
mercoledì, marzo 17, 2004



 
martedì, marzo 16, 2004
adesso che fa un po' caldo le finestre ricominciano ad aprirsi. ci si affaccia a fumare una sigaretta oppure solo per guardare fuori, sembra ci sia qualcosa di interessante là fuori, adesso che fa un po' caldo.
anche il signore col triciclo è tornato ad andare col triciclo. s'è fermato in parte al marciapiede, proprio di fronte alla finestra, e nella sua magrezza si guardava attorno, pensando a cose che non so. dopo un po' ha iniziato a pedalare e se n'è andato via. adesso che fa un po' caldo si inizia a pensare a cosa si farà stasera, tra qualche mese, in generale, ora che tutto ricomincia a sembrare un po' più vivo.





 
lunedì, marzo 15, 2004
fuori dalla finestra succede che non succede niente. le macchinine sono macchinine. le personcine sono personcine, e passeggiano come è giusto che sia, sicuramente molti sanno cosa fare, sicuramente qualcuno non ne sa niente ma passeggia ugualmente. c'è un istituto di suore, fuori dalla finestra. un po' di tempo fa una suora guardava fuori mente faceva dei lavori a maglia o qualcosa del genere. era seria e sicura di sé. poi è sparita dalla vista di tutti, e nessuno ne ha saputo più niente, da allora.
 
mercoledì, marzo 10, 2004

fuori dalla finestra piove. non succede molto, si sente solo il rumore delle macchine che frenano e fanno schhhh sull'asfalto bagnato e fanno venire voglia di dormire. la macchina fotografica se n'è andata per un po', stamattina l'ho cercata in mezzo alle cose in camera mia, nello zaino, ho chiesto in giro, nessuno l'ha vista. ultimamente non aveva molta voglia di fare, qualche giorno fa mia madre l'ha presa per fare delle foto a mio zio, diceva che le servivano per farle vedere al dottore che lo curava qualche anno fa. mio zio se ne sta da qualche parte in un istituto, mi ricordo che una volta stava insieme a una ragazza e allevavano dei piccoli ragni velenosi, quelli con la croce. li mettevano in vasetti di vetro e quando andavo a trovarli me li facevano sempre vedere. stavano tutti bene. poi lei se n'è andata e mio zio, che faceva il muratore, è caduto da un'impalcatura e s'è fatto molto male a una gamba. è rimasto a casa per un bel po' e gli passavano anche un'indennità per qualcosa. lui veniva spesso a pranzo da noi, la domenica, e dopo mangiato faceva strani discorsi con mia madre. una volta disse che avrebbe buttato me e mio fratello giù dal balcone perché eravamo studenti, e lui odiava gli studenti. poi, una sera, quando ancora abitava da solo a casa della mia ex-nonna, decise invece di buttare tutti i piatti dalla finestra. la cosa fece parecchio scalpore nel paesino di ciserano, e così, da un giorno all'altro, mio zio sparì nell'istituto di cura. io non sono mai andato a trovarlo, mi ha sempre fatto un po' paura, anche se non ricordo bene perché. di lui so solo che è un po' ingrassato. (questo qui sopra è il supermanflashplate. se solo fosse stato tra i piatti lanciati da mio zio dalla finestra, li avrebbe salvati tutti. e lo zio sarebbe ancora libero)

 
venerdì, marzo 05, 2004
l'email più romantica che abbia mai scritto.

nella realtà che voglio io la porta della tua stanza si sta aprendo lentamente. tu ti giri e vedi una pallina a spicchi gialli e rossi rotolare verso di te. fermarsi contro la sedia. poi senti gnec gnec gnec gnec, come se qualcuno stesse saltando su un letto di un paio di piani sopra di te. ma nessuno sta saltando su un letto un paio di piani sopra di te, e la porta fa bum! e si apre di colpo e una scimmia con un berretto nero alla turca e un gilet rosso inizia a correre sul pavimento della tua stanza a bordo di un triciclo blu ancora più piccolo di lei. e subito dopo entrano i piccioni, un mucchio di piccioni bianchi che invadono la stanza e fanno vento dappertutto con le loro ali. i foglietti leggeri sulla scrivania volano per terra, macchie d'ombra schizzano da una parte all'altra del pavimento. entra l'uomo con la grancassa, ha i baffi neri e ti guarda e fa un sorriso alla robin williams. poi guarda da un'altra parte sempre con lo stesso sorriso, carica il colpo e bum!, tutta una musica d'orchestra fatta di trombe e tromboni e un piccolo clavicembalo entra nella stanza, ed entrano i trombettisti ed entrano i trombonisti ed entra il clavicembalo, che sembra un giocattolo per bambini dall'aria più adulta, e c'è un gran casino nella stanza, tra i piccioni e i musicisti che saltano dappertutto e la scimmia che impenna sul triciclo e fa urla tipiche da scimmia, però è bello, è così nuovo cazzo, e nessuno sa niente di quello che sta accadendo nella tua stanza, nessuno ha visto passare la banda o la scimmia o i piccioni per strada, loro non sono mai stati per strada, loro non sanno nemmeno cos'è una strada, eppure stanno tutti bene, eppure suonano e gridano e fanno tremare i vetri della stanza e fanno tremare cose che è bello sentire tremare. poi entro io, e dico Magenta! Magenta! Magenta!, facendo un po' il vocione. Al terzo Magenta! tutti si fermano, i piccioni si accovacciano tra i libri nella libreria lasciando poche piume bianche dietro di sé, i musicisti aspettano che anche gli ultimi echi di suono lascino spazio al silenzio, la scimmia guarda per terra. io ti guardo e molto semplicemente dico Ciao. e tutto ricomincia a muoversi.


 
giovedì, marzo 04, 2004

ciao, sono il disegno per biglietto per chiedere scusa. scusa se non c'ero quando mi hai cercato, umano che hai digitato su google disegni per biglietti per chiedere scusa. ora ci sono, e per farmi perdonare farò del mio meglio per farti perdonare. scaricami quando vuoi, sono pronto.

 
mercoledì, marzo 03, 2004
il signore è in piedi alla fermata del bus, con le mani in tasca guarda in fondo alla strada. nuvole bianche su fondo bianco fluttuano lentamente dalla sinistra alla destra del cielo. un'oca vola in controsenso facendo il tipico verso dell'oca. è una giornata con sottofondo musicale, e il sottofondo musicale sembrano gli air. il pullman non arriva mai, forse s'è fermato da qualche parte e i passeggeri si sono affacciati ai finestrini e qualcuno ha detto Ma gli air non suonavano il 4? comunque il signore non pare gradire. anzi, gradisce talmente poco che senza nessun preavviso fa una piroetta e se ne va via. volando.

http://www.trevorvanmeter.com/flyguy/




 
post reading evento Ognuno dovrebbe cercare di imparare qualcosa, ognuno dovrebbe fare una >impresa. Sabato sera ognuno può provare quello che sta imparando o quello >in cui si sta esercitando. Può essere un libro che sta scrivendo, una >musica che sta componendo con una tastierina oppure la propria abilità a >far volteggiare dei birilli, o a parlare una nuova lingua straniera. >Per questo motivo sono particolarmemte graditi abbozzi, prime scritture. >Sabato sera chi di voi è nel mezzo di un impresa può darci prova del suo >tentativo, testarlo davanti al pubblico selezionato della lina. >Ad accopagnare la serata la musica di dj. Larry Sinth. tutto dalla trattoria bar lina.. coca dle naviglio- via alessi 1

dal blog di paolo www.spremuta.splinder.it, steie tutt iinvitati.




 
martedì, marzo 02, 2004

“sono un po' preoccupata. metti che cadono. io chiamo i pompieri.”
“vabbe', è solo pubblicità. avranno l'autorizzazione.”
“sì, certo. comunque io chiamo i pompieri, non me ne frega niente. poi magari di notte s'illuminano e non riesco a dormire.”
“ma va', mica s'illuminano.”
“tu che ne sai?”
“ecco, non credo.”
“ah, non credi. ma non vedi che sono pure vicine ai cavi elettrici? non sto certo ad aspettare che succeda un casino.”
“comunque matteo bianchi m'hanno detto che è bravo.”
“sarà anche bravo, però le letterine poteva metterle da un'altra parte, no? su quel cartellone là, per esempio. guarda quanto spazio bianco.”
“mhh, già.”
“allora io chiamo i pompieri. e giovedì gliene diciamo quattro, a bianchi.”
“ma no, sta' tranquilla. vedrai che non succede niente.”
“sei il solito cagasotto. impara a reagire! sei diventato un rammollito.”
“ma vaffanculo.”
“cosa?”
“niente.”
“ho sentito bene?”
“non volevo, davvero, non stavo pensando. scusa.”
“lo spero. allora li chiamo.”
“sì, facciamoci sentire”
“andiamo.”
“mhh."
"che c'è ora?"
"io rimango qui ancora un po'.”
“ma devi chiamare i pompieri!”
“non eri tu che dovevi chiamarli?”
“no, li chiami tu adesso.”
“mhh.”
“allora?”
“arrivo, arrivo. merda.”
































 
lunedì, marzo 01, 2004
corriamo fino alla macchina?,
è sera e siamo fuori dal cinema metropol e siamo a brescia e la risposta è sono stanco, davvero, andate voi. loro vanno. fanno uuuuuuh! e il bambino più piccolo cade a terra e si rialza e fa uuuuuuh!, e insieme arrivano alla macchina e si nascondono dietro il baule. il papà guarda la mamma e le chiede ma dov'è finito luca?, lei dice non lo so, e marco? luca e marco, dietro il baule, ridono.

ready or not, here i come, you can hide, i'm gonna find you and make you happy.





 
ci sono le braccine del bambino del regno 2 di von trier, c'è il robottone di robocop e il poliziotto con gli occhiali da sole dei telefilm sui poliziotti con gli occhiali da sole. c'è una testa che contiene una testa che contiene una testa e una colonna sonora d'altri tempi e anche di questi tempi. e c'è il flash utilizzato molto bene. tutto questo ha a che fare con i vecchi ritagli di giornale. per capirne ancora di meno, www.wefail.com.
 
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