venerdì, febbraio 27, 2004
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Ce l’avevano tutti. Ce l’avevo io, ce l’aveva il mio vicino d’appartamento, ce l’aveva suo fratello, ce l’avevano tutti quelli del palazzo giallo. I più fighi s’erano fatti segare la canna dal papà , dicevano che così sparava più forte e se qualcuno diceva che non era vero prendevano una pistola normale e una delle loro e facevano prove per dimostrare che il loro proiettilino di gomma giallo arrivava più lontano. Se non avevano voglia di fare dimostrazioni sparavano direttamente a lui.
C’erano poi gli aghi. Li si fregava dalle borse del cucito delle mamme e li si infilava con cura nel centro del proiettilino giallo, e ci si andava a sparare alle lucertole. Le lucertole di solito se ne stavano sul bordo di un muretto. Io e il mio vicino d’appartamento caricavamo le condor calibro sette e ci avvicinavamo superlentamente per non farle scappare, di solito c’era il sole, di solito scappavano. Una volta ne avevamo beccata una particolarmente stupida, la canna della pistola le si avvicinava e lei rimaneva lì, le era a dieci centimetri e lei rimaneva lì, le era schiacciata contro la schiena e lei per forza rimaneva lì. Poi si sentiva PUF e lei si accorgeva di cosa stava per accaderle, troppo tardi però. Due minuti dopo le gambe mie e del mio vicino d’appartamento erano appoggiate sul pavimento sporco di grasso del suo garage, lui aveva un taglierino arancione in mano e lo faceva scorrere dal collo alla pancia alla coda della lucertola. Dentro di lei c’erano un mucchio di cose morbide e colorate, e il mio vicino d’appartamento le incideva con il taglierino e ne uscivano cremine gialle e arancioni. A me un po’ dispiaceva di tutto questo, ma non potevo farci niente. Mi piaceva guardare dentro la lucertola.
posted by alla.finestra | 11:01 | commenti (20)
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martedì, febbraio 24, 2004
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qualcuno ha scritto questo su un libro che si chiama la moda, pubblicato dalla casa editrice che fa tutte quelle copertine anni '30 di cui non ricordo il nome.
posted by alla.finestra | 11:01 | commenti (8)
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lui guarda il trans in piedi accanto a lui. il trans in piedi accanto a lui non guarda niente di particolare, nessuno in metrò guarda niente di particolare, si guarda così, tanto per non chiudere gli occhi e perdersi magari la fermata e magari addormentarsi e magari risvegliarsi nel milleseicento come superman in un film prima che si rompesse le gambe. lui guarda il trans accanto a lui poi si volta e cerca sguardi in cui condividere lo sgomento del come sono cambiate le cose, eccetera eccetera. nessuno ha voglia di condividere cose del genere. lui si appoggia al bastone. lo stringe con tutte e due le mani. questo è il finale.
posted by alla.finestra | 10:19 | commenti (11)
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mercoledì, febbraio 18, 2004
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AUTHOR ANNOUNCES MORTAL WORK OF ART
Writer Shelley Jackson invites participants in a new work entitled "Skin." Each participant must agree to have one word of the story tattooed upon his or her body. The text will be published nowhere else, and the author will not permit it to be summarized, quoted, described, set to music, or adapted for film, theater, television or any other medium. The full text will be known only to participants, who may, but need not choose to establish communication with one another. In the event that insufficiant participants come forward to complete the first and only edition of the story, the incomplete version will be considered definitive. If no participants come forward, this call itself is the work.
Prospective participants should contact the author (shelley@drizzle.com) and explain their interest in the work. If they are accepted they must sign a contract and a waiver releasing the author from any responsibility for health problems, body image disorders, job-loss, or relationship difficulties that may result from the tattooing process. On receipt of the waiver, the author will reply with a registered letter specifying the word (or word plus punctuation mark) assigned to participant. Participants must accept the word they are given, but they may choose the site of their tattoo, with the exception of words naming specific body parts, which may be anywhere but the body part named. Tattoos must be in black ink and a classic book font. Words in fanciful fonts will be expunged from the work.
When the work has been completed, participants must send a signed and dated close-up of the tattoo to the author, for verification only, and a portrait in which the tattoo is not visible, for possible publication. Participants will receive in return a signed and dated certificate confirming their participation in the work and verifying the authenticity of their word. Author retains copyright, though she contracts not to devalue the original work with subsequent editions, transcripts, or synopses. However, correspondence and other documentation pertaining to the work (with the exception of photographs of the words themselves) will be considered for publication.
From this time on, participants will be known as "words". They are not understood as carriers or agents of the texts they bear, but as its embodiments. As a result, injuries to the printed texts, such as dermabrasion, laser surgery, tattoo cover work or the loss of body parts, will not be considered to alter the work. Only the death of words effaces them from the text. As words die the story will change; when the last word dies the story will also have died. The author will make every effort to attend the funerals of her words.
dal sito di Shelley Jackson www.ineradicablestains.com.
posted by alla.finestra | 15:29 | commenti (5)
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sono quasi le otto e mia mamma mi chiede di farle un favore. vuole che fotografi un albero e un tombino fuori dalla finestra. dice che sono troppo vicini, che se l'albero cresce ancora finirà per sollevare il tombino con le radici. ok, dico. prendo la macchina fotografica e la seguo alla finestra. vedi?, dice lei, sono troppo vicini. uno di questi giorni vengono quelli del comune e voglio farglielo vedere, mi raccomando prendi dentro l'albero e il tombino e anche la siepe, voglio che vedano anche la siepe così capiscono che dall'altra parte c'è un altro palazzo. ok, dico. faccio la foto. fatta, dico. fa' vedere fa' vedere, dice lei e mi prende la macchina dalle mani. ehhh, dice, ma si vede? sì si vede. ma non riesci a prendere dentro anche l'altro palazzo? no, non ci riesco. beh allora, vabbe' dai dovrebbe bastare, dice lei. bene, le foto te le mando via internet ok? ok bravo! mi vesto. ciao, dico. ciao, ciao, dice mia mamma. esco. chiudo la porta. mentre scendo le scale sento tlac, tlac, tlac.
posted by alla.finestra | 10:30 | commenti (11)
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lunedì, febbraio 16, 2004
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dallo Star Wars Scrapbook di Stephen J. Sansweet preso dal ragazzo thomas alla fiera del fumetto di ieri, fotografato e editato in photoshop alle 7 e qualcosa di oggi.
posted by alla.finestra | 19:21 | commenti
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giovedì, febbraio 12, 2004
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Il signore straniero è salito sul treno e s’è seduto vicino alla finestra. Ha appoggiato la sua bottiglietta d’acqua sul davanzale. Ha appoggiato le sue stampelle al davanzale. Poi ha cominciato a guardarsi attorno, nella sua tuta sintetica anni 90, e ad ogni fermata si agitava tutto e cercava qualcosa fuori dalla finestra, qualcosa che gli dicesse che quella era la sua fermata. Poi il treno ripartiva e il signore straniero tornava tranquillo, e allungava le gambe e si sentiva un po’ in colpa per averle allungate e allora le tirava un po’ indietro, ma non abbastanza da liberare il posto di fronte a lui, ambito da molti di quelli rimasti in piedi.
Dopo un po' il treno arrivava al capolinea. Quelli in piedi finalmente scendevano. Quelli seduti sono purtroppo scendevano. Il signore straniero, ancora affacciato al finestrino, si guardava un po' attorno. Era quella la sua fermata?
posted by alla.finestra | 14:18 | commenti (15)
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martedì, febbraio 10, 2004
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lui vive in portogallo. si chiama mario e fuori dalla sua finestra non succede quasi nulla, solo ogni tanto passano dei ragazzini che tornano a casa da scuola, solo ogni tanto. e adesso?, gli chiedo. niente, dice lui, qui intorno c’è silenzio, mi piace il silenzio, qui l’unico che fa casino sono io. nella foto che mi manda mario si vedono delle case marroni con i tetti piatti e piccole finestre tipo fessure di castelli medievali, il tutto illuminato da qualche luce di lampione o qualcosa del genere. il resto è buio. la foto a me non è arrivata. comunque potete vederla su soulseek, nelle user info di SUPER RAMYRO. basta aspettare un attimo e poi cliccare su see picture. per avere soulseek, www.slsknet.org.
posted by alla.finestra | 15:38 | commenti (4)
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venerdì, febbraio 06, 2004
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al parco è tutto tranquillo. una signora che non ama sentire scricchiolii sotto le suole passeggia sui binari, che comunque sono un'ottima guida per chi non ha chiaro il dove sta andando. un signore passeggia con una signora, lui ha un grosso cane color panna, lei due piccoli marroni, se li elogiano a vicenda. un tizio con un cappellino rosso guarda insistentemente il ragazzo thomas, e appena sono vicini gli chiede Ce l'hai il fumo? il ragazzo thomas dice no. gli viene da ridere. gli chiedono sempre se ha il fumo. il parco gli piace. pensa che dovrebbe aprire un blog solo per lui. alparco.
posted by alla.finestra | 14:27 | commenti (25)
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giovedì, febbraio 05, 2004
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c’è chi vorrebbe sentire la storia di un personaggio di videogame che, rimasto solo dopo aver completato l’ultimo livello, si chiede se non sarebbe stato meglio lasciar perdere, perché ora che ogni texture è al suo posto e fiocchi di neve scendono come piccoli paracaduti a liberare la città dal male, non è che rimanga poi molto da fare, e allora sarebbe stato forse meglio scappare, nascondersi nei vicoli e fare sciac sciac nelle pozzanghere ad ogni colpo di pistola e blablabla, c’è chi vorrebbe sentire?
posted by alla.finestra | 11:05 | commenti (13)
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martedì, febbraio 03, 2004
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what is love? baby dont hurt me dont hurt me no more.
martin è cecoslovacco. vive sul mar baltico, qui fa freddo, dice, ma la gente è ospitale. martin lavora come decoratore d’interni e stasera s’è fatto sei birre dopo il lavoro ed è un po’ brillo, bevo sempre dopo il lavoro, dice, di solito da solo, mi piace entrare in un bar, sedermi, prendere una birra e pensare un po’ alle mie cose. cosa? beh, a mio figlio, per esempio. perché che cos’ha? beh, lui ha sei anni e vive con mia moglie, siamo separati, adesso io vivo da solo, comunque vado a trovarlo spesso. se adesso ti affacci alla finestra cosa vedi? alla finestra? sì alla finestra. c’è buio, non si vede niente. niente niente? no, è tutto blu scuro.
posted by alla.finestra | 11:31 | commenti (13)
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lunedì, febbraio 02, 2004
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anche oggi va tutto bene. fuori dalla finestra gli studenti vanno a scuola, i lavoratori vanno al lavoro, il sindaco va a fare il sindaco. ci sono delle decisioni da prendere e come sempre verranno prese in fretta e con efficienza. il traffico delle carrozze è regolare. gli scienziati lavorano per il progresso. le rotative sfornano decine di copie dei quotidiani che ogni mattina vengono puntualmente consegnati alle figure più illustri della città : nobili, medici, giudici, governanti. per scongiurare una possibile epidemia di morbillo evitate di orinare dalla finestra.
posted by alla.finestra | 14:10 | commenti (10)
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