domenica, dicembre 28, 2003

fuori dalla finestra è sera tardi. un ragazzino molto solo ha deciso che è suo dovere appoggiare sul bordo del marciapiede tutti i suoi petardi e accenderli uno dopo l'altro. così piccole esplosioni, raffiche di scoppiettini e qualche fischio di razzetto convincono qualcuno ad affacciarsi alla finestra e fare compagnia al ragazzino molto solo. lui, finalmente al centro dell'attenzione, dà fuoco ai suoi pezzi migliori, e anche quando quelli sono finiti continua a infilare le mani nel suo sacchetto bianco e tirare fuori roba che esplode, rimediando alla qualità con la quantità. ma il sacchetto si svuota in fretta, e alla fine sul fondo non rimane che una spruzzata di polvere da sparo. il ragazzino molto solo non ha nessuna intenzione di sprecarla. la versa sul marciapiede formando una montagnetta, poi avvicina l'accendino e le ultime scintille del suo desiderare attenzione si disperdono nel vuoto. quelli che ancora erano alla finestra tornano dentro. il ragazzino molto solo torna molto solo. il sacchetto è solo un sacchetto.


 
venerdì, dicembre 26, 2003

il ragazzo con la station wagon non s'è ancora fermato che già tre tizi incazzatissimi gli stanno tirando calci e pugni contro le portiere. nessuno sa bene cosa sia successo, forse nemmeno loro. il ragazzo della station wagon scende dalla macchina e inizia a spingere il primo che gli capita, dicono cose tipo coglione t'ammazzo, coglione, t'ammazzo, t'ammazzo coglione. poi altri ragazzi si buttano nella mischia, stavolta con intento pacificatore. dividono il ragazzo con la station wagon dagli altri, trascinano tutti in disparte e cercano di convincere entrambe le parti a dimenticare tutto in nome del natale. dicono cose tipo tanto è natale, è natale, tanto, è tanto natale, e sono così convincenti che dopo pochi secondi il ragazzo con la station wagon e i tre tizi si stringono le mani e si fanno gli auguri come non fosse successo niente, e io mi avvicino a loro e dico allora facciamo una foto! e tutti si abbracciano, ridono e gridano uuuuuuuh! uuuuuuuuuuuuuh!, e forse tra un po' il ragazzo della station wagon e i tre che gli hanno preso a calci la macchina saranno insieme in qualche posto a festeggiare il natale come amiconi di vecchia data, sorseggiando whisky e scoprendo amicizie comuni. tutto questo anche per merito della mia olympus.


 
mercoledì, dicembre 24, 2003

nel centro commerciale, le lucine ce la mettono tutta per riuscire a dispensare un po' di felicità. le vedi già da fuori, già quando sei ancora sulla superstrada e pensi cazzo ma troverò parcheggio, cazzo ma troverò i pantaloni che mi piacciono, cazzo ma sono sicuro che quello che cerco è lì dentro? di solito sì, è lì dentro.


 
martedì, dicembre 23, 2003
Da oggi ogni tanto le vostre vite non saranno più le stesse. www.lifesharing.splinder.it
 
tanti anni fa, il signore con il cappotto scuro e la sciarpa bianca era il ragazzo con il cappotto scuro e la sciarpa bianca. quello che tutti i compagni prendevano in giro perché non partecipava alle occupazioni e ai moti popolari degli anni sessanta, oltre a non conoscere la formazione dell'atalanta. tutti tranne la solita amica brutta e con gli occhiali, presa in giro perché brutta e con gli occhiali. così, il ragazzo con la sciarpa bianca e la ragazza brutta e con gli occhiali si consolavano a vicenda, a vicenda si dicevano che quelli non avrebbero avuto un futuro, che quelli sarebbero finiti male, che il tempo avrebbe fatto giustizia. ovviamente non andò così. e il ragazzo con il cappotto scuro e la sciarpa bianca divenne uomo con il cappotto scuro e la sciarpa bianca e poi signore con il cappotto scuro e la sciarpa bianca. e fu condannato, ogni mattina, a rivivere quindici minuti di vita liceale sul pullman delle 7 e 20.
 
lunedì, dicembre 22, 2003
alla festa delle medie il ragazzo thomas, dopo ripetuti gin lemon offerti dal ragazzo e basta, diventa la bottiglia del gioco della bottiglia. chiunque veda, vuole che si bacino. la cosa funziona abbastanza, così mentre va a prendere le sigarette il ragazzo thomas cerca di esportare il gioco anche al di fuori della festa, per la precisione all'interno di una smart argento dove due tizi con magliettine bianche attillate stanno discutendo. il ragazzo thomas si affaccia al finestrino. uno dei due ragazzi attillati lo guarda e  dice: non vogliamo niente. il ragazzo thomas si mette a ridere, no no, dice, non voglio niente, ma non è che potete darvi un bacio? al che uno dei due, molto serio, informa il ragazzo thomas che ha dieci secondi per correre via prima che uno o entrambi i ragazzi attillati scendano dalla smart argento e lo riempiano di mazzate. al che il ragazzo thomas è già a un centinaio di metri da loro. prende le sigarette e torna nel magico mondo della festa dove tutti si baciano a comando. tutti tranne uno. un tizio che sostiene che invece di una banale foto di bacio il ragazzo thomas può avere una fantastica foto di lui che si sistema i capelli con un pettinino che tiene in un astuccino in un taschino del cappotto. e così il ragazzo thomas gli fa la foto. il tizio aveva proprio ragione. 
 
venerdì, dicembre 19, 2003
dietro la banchina dove si aspetta il metrò c'è una banchina dove non si aspetta il metrò. dove nessuno sta in piedi a leggere city e guardarsi attorno e pensare a cosa siamo dove stiamo andando e perché. sulla banchina dove non si aspetta il metrò c'è solo un tizio che passeggia e si guarda attorno. è tutto vestito di nero e continua ad affacciarsi alla vecchia stanza dei comandi in fondo a destra. ogni tanto appoggia la testa al vetro come se volesse ascoltare qualcuno nella stanza, ma nella stanza non c'è nessuno a parte qualche mobile, una scrivania con appoggiato un vecchio telefono e le maniglie che una volta servivano a fare andare il metrò. così il tizio vestito di nero ricomincia a passeggiare e a parlare da solo mentre si sistema qualcosa nell'orecchio. è molto nervoso. da quello che dice, sembra che qualcuno non si stia dando abbastanza da fare per trovargli un'uscita, e continua a ripetere stanno arrivando, cazzo, stanno arrivando, cazzo. io penso che devo fargli una foto. così tiro fuori la macchinina fotografica dalla tasca e faccio per scattare, ma proprio in quel momento sento una specie di dolore fortissimo dentro, e dopo un attimo sono diventato un tizio in giacca e cravatta con una pistola in mano puntata verso il tizio vestito di nero. lui mi guarda. dice qualcosa nell'auricolare poi si butta nella vecchia stanza dei comandi in fondo alla banchina dove non si aspetta il metrò. io corro verso di lui più veloce che posso, ma quando raggiungo la stanza dentro non c'è più nessuno. guardo il vecchio telefono sulla scrivania e tutto incazzato dico "ah". poi torno in me, e scatto la foto. dall'altra parte nessuno s'è accorto di niente. sta arrivando il metrò.
 
giovedì, dicembre 18, 2003
stiamo dicendo la stessa cosa, eppure non siamo d'accordo.
 

radio mater è l'unica radio che viene da lassù. lo dice la canzoncina di radio mater, e la canzoncina di radio mater dice anche che radio mater è la radio che non ti lascia mai solo nel momento del bisogno e che se ascolti bene su radio mater puoi sentire la voce della chiesa e di maria, che su radio mater puoi stare sicuro. la canzoncina di radio mater è bellissima, ma mai quanto il payoff di radio mater: la radio che parla al cuore e che riunisce tutta la famiglia sotto lo stesso amore. più o meno. il problema è che radio mater è piccola, davvero piccola. sta a como e non ha nemmeno i soldi per pagare uno speaker che sappia dare un minimo di tono alle parole. così, con voce piatta piatta, una signora probabilmente suora dice se desiderate contribuire alla vita di radio mater potete recarvi in posta, richiedere l'apposito bollettino e compilarlo inserendo, come numero di conto corrente, diciannove, ventidue, sessantacinque, eccetera eccetera, tutto questo molto lentamente, molto poco radiofonicamente, molto da numeri del lotto. i numeri del lotto di radio mater. ma la signora probabilmente suora per fortuna non è il conduttore di punta di radio mater. quello è don mario. infatti al mattino è lui a dare le benedizioni. e dopo le benedizioni è lui a pregare il signore attraverso i salmi. e dopo i salmi è lui a continuare a pregare il signore non più attraverso i salmi ed è lui a rispondere alle chiamate dei radioascoltatori per condividere le loro intenzioni di preghiera. ed è lui a leggere il passo del vangelo. ed è lui a dire praticamente tutte le cose che vengono dette su radio mater. finché, la sera tardi, è lui a spegnere il microfono dello studio di radio mater, è lui a inserire il nastro preregistrato pieno di canzoni di serenità e parole di speranza, è lui a fare il segno della croce alla madonnina sopra la console di radio mater, è lui a leggere i suoi primi salmi fuori onda della giornata ed è lui a lavarsi i denti e ad andare a letto, ma non prima di è lui ad aver ripassato la programmazione di domani. in questo preciso momento lui, don mario, sta dormendo. se volete aiutarlo, lui e radio mater, potete andare in posta, richiedere l'apposito bollettino e versare la vostra intenzione d'aiuto sul conto corrente numero diciannove, trentuno, dodici, ventiquattro. www.radiomater.com. ah, quando vi sintonizzate su radio mater sul led della radio compare la scritta "mamma". è lui che ha avuto l'idea.


 
mercoledì, dicembre 17, 2003

 
martedì, dicembre 16, 2003

 
il ragazzo thomas vorrebbe un bel regalo per il giorno di natale. un furgoncino bianco, di quelli con la porta laterale. così da poter andare nei paesini in provincia di milano e bergamo e far affacciare persone alla finestra e farle scendere e avvicinare al furgoncino così che valerio millefoglie possa leggere loro le storie della finestra. finora il furgoncino non s'è trovato, a parte quelli degli autonoleggi, e quelli degli autonoleggi vogliono più di quello che il ragazzo thomas può dare. se qualcuno può aiutare il ragazzo thomas a procurarsi il furgoncino bianco per il giorno di natale lasci pure un commento qui sotto. grazie.
 
sabato sera potreste ritrovarvi la sua lingua in bocca. www.festadellemedie.splinder.it
 
alla fine le ha acceso la sigaretta. e non ha lasciato perdere. maus di art spiegelman racconta di come un topino ebreo, cioè vladek spiegelman, cioè suo padre, sia riuscito a sopravvivere a tutto quello a cui si poteva riuscire a sopravvivere durante la seconda guerra mondiale. art spiegelman - maus - einaudi stile libero - dodici,trentanove euro.
 
lunedì, dicembre 15, 2003
nei prossimi giorni, a grande non richiesta, nuove storie dalla stazione come tutti la vorrebbero.
 
nella hall della stazione come tutti la vorrebbero c'è un signore come tutti lo vorrebbero con una mano in tasca come tutti la vorrebbero. il signore come tutti lo vorrebbero si guarda attorno come tutti lo vorrebbero e nonostante la stazione sia vuota come tutti la vorrebbero, mantiene il self control che tutti vorrebbero saper mantenere in una situazione del genere. intanto, sopra le scale della stazione come tutti la vorrebbero, i treni come tutti li vorrebbero se ne stanno fermi sui binari bianchi e perfetti come tutti li vorrebbero. i pavimenti della stazione luccicano come tutti vorrebbero. un signore con valigie come tutti le vorrebbero si sta incamminando verso il treno come tutti lo vorrebbero, con una valigia in spalla e una a mano come tutti vorrebbero tenere una valigia in spalla e una a mano. probabilmente il signore con le valigie come tutti le vorrebbero è il figlio della coppia di anziani come tutti la vorrebbero che osserva la scena da davanti alle vetrine dei negozi come tutti le vorrebbero. il vecchietto col bastone come tutti i vecchietti lo vorrebbero scambia con la moglie poche parole, poche ma come tutti le vorrebbero, sulla partenza del figlio. la moglie ascolta e annuisce come tutti vorrebbero annuire dopo aver ascoltato quelle parole. il figlio tra poco sarà sul treno che tutti vorrebbero diretto nel posto che tutti vorrebbero, sempre che il treno riesca a superare la barriera di vetro che divide il mondo che tutti vorrebbero da quello che non piace quasi a nessuno. ma sono sicuro che ce la farà, anche se molti, per invidia, vorrebbero il contrario.
 
venerdì, dicembre 12, 2003
ho deciso: basta con l'autoironia.
 
giovedì, dicembre 11, 2003
qualcuno ha cominciato ad affacciarsi su www.sponsoredby.splinder.it. che ne dite di dare un'occhiata? che ne dite di dare più di un'occhiata?
 
nel parchetto di via dante si fa un po' di spaccio. c'è una panchina dove di solito sono seduti due o tre tizi marocchini, basta avvicinarsi e dalla bocca di uno dei tizi parte automatica la domanda Quanto vuoi? se la risposta è un multiplo di cinque, uno dei marocchini tira fuori un pezzo di roba marrone da una tasca, ne stacca un pezzo con i denti e te lo infila in mano. tu gli passi i soldi, dici buona giornata. lui risponde buona giornata, e a quel punto te ne vai. tutto questo, di fronte a una decina di anatre che fanno su e giù per il laghetto in mezzo al parco. quando il parco chiude le anatre escono dall'acqua e vanno ad affacciarsi all'entrata da una piccola rete messa lì per non farle scappare. aspettano il loro pusher di bricioline, un signore con una giacca marrone.
 
mercoledì, dicembre 10, 2003
molti problemi si risolverebbero, se non vivessimo in soggettiva.
 
la città ci vuole bene. ogni giorno ci offre tutti i beni e servizi possibili: accende le tv e le fiammelle blu, accende l’orgoglio di tutti gli abitanti con il meglio del cinema, dell’arte, dello sport e del divertimento. la città ci dà il caldo d’inverno, il freddo d’estate, le luci a Natale. i cortili. l’acqua potabile. le fontane. le scale mobili. la città ci regala tutto questo. e tutti accorrono, e tutti vogliono sempre di più dalla città, e non è mai abbastanza la città. la città deve stare sempre al nostro passo, e così le inferiamo profondi tagli per permetterle di darci la banda larga e nuovi tubi del gas e filtri ecologici e millecose sempre nuove. e quando la città sta male le inferiamo profondi tagli per farla tornare in forma al più presto. e abbiamo così fretta che ci dimentichiamo di richiuderle le ferite. ci limitiamo a circondarle di un po’ di nastro rossobianco. e andiamo avanti. tanto la città non muore mai.
 
martedì, dicembre 09, 2003
la giostra in centro è molto bella. è tutta rossa e oro, e fa galoppare cavalli bianchi che trainano calessi e enormi tazzine da tè bianche. la giostra in centro è il fulcro della felicità in città. o almeno dovrebbe esserlo. perché in realtà nessuno sale sui cavalli bianchi. nessuno si siede sui calessi bianchi. nessuno si versa nelle tazzine. la giostra gira a vuoto, nel centro della città, un mucchio di felicità sprecata. il ragazzo della giostra è straniero e sorride. indossa una felpa scura. gli chiedo perché continua a far girare la giostra anche se non sale nessuno. lui ride. dice che è il capo che vuole. e chi è il capo? ah, il capo è italiano. e allora? beh, dice lui, è tutto in regola. ok, ma secondo te perché non sale nessuno? eh, non so, prima salivano. oggi pomeriggio? sì, sì, oggi pomeriggio. eppure la giostra è bella, dico. sì, è bella, dice lui. e perché non salgono? eh, non so. e perché non ci sali tu? ahahah. da piccolo salivi sulle giostre? io? sì, tu. sì, certo che salivo. e qual era la tua preferita? beh, non so, salivo su tutte. sì, ma tutti hanno una giostra preferita. la tua qual era? ah, beh, forse quella che gira sempre più veloce. il calcinculo? no, no calcinculo. posso farti una foto?, chiedo. il ragazzo si mette a ridere. no, no, dice, tenendo d’occhio la macchina fotografica. perché no? perché sono io che faccio le foto. vuoi una foto?, mi chiede. no, io non voglio la foto. dai, foto su giostra, dice. allora dico ok, se ti lasci fare una foto qui io me ne lascio fare una sulla giostra. ma lui non ne vuole sapere, così gli faccio ugualmente la foto mentre si copre con la mano. poi lo saluto. anche lui mi saluta. buona serata, dice.
 
certe volte le cose sono così casuali che davvero ti viene voglia di non far nulla. come quando dopo una bufera ti ritrovi una bustina di té sul balcone. allora la raccogli, entri in casa, metti a bollire un po' d'acqua e ridacchiando ci immergi la bustina. i primi tentacoli di té invadono l'acqua. le cose stanno cambiando.
 
venerdì, dicembre 05, 2003
qualsiasi cosa abbia perso, il tizio vestito di nero è convinto di trovarla in quello scatolone. intanto, io mi faccio pubblicità sul finestrino appannato del pullman.
 
il treno non ce l'ha fatta. è partito pieno di buona volontà ma dopo nemmeno venti minuti s'è fermato per prendere fiato e riflettere sulle proprie possibilità. poi è tornato indietro. sul treno tutti si chiedevano cosa diavolo fosse successo. nessuno sapeva niente e solo le ipotesi dei più convincenti trovavano seguito. fino all'arrivo in stazione. dove tutti scendono. dove qualcuno dice cavolo ma scendono tutti? e allora scende pure lui. una signora grida cose contro l'unica autorità disponibile sul treno. il controllore. lui è timido, ha i capelli neri e la giacca blu scuro e non sa cosa dire. non ha idea di cosa sia successo. non ha idea di come reagire. e allora la gente approfitta della sua debolezza, e pian piano gli si fa intorno, fino a circondarlo di una piccola folla. lui che deve solo controllare i biglietti si ritrova star negativa di una serata andata male. e rimane fermo. in silenzio. finché tutte le parole di rabbia sono assorbite.
 
giovedì, dicembre 04, 2003

non trovo un valido motivo

per andare a questo aperitivo

non devo dimostrare d'esser vivo

no, non devo

no, non bevo


 
fuori dalla finestra piove. poi smette di piovere. poi piove. sotto la finestra passano ombrelli e le persone non possono più guardare in alto. non che importi molto. la gente ha sonno.
 
mercoledì, dicembre 03, 2003
adesso anche le vostre finestre hanno un blog tutto per loro. visitate www.sponsoredby.splinder.it. ha un nome bruttissimo ma lì saprete tutto.
 
la ragazza con i capelli biondi e il cappellino nero ha rischiato la vita, una volta. stavamo andando in vacanza, dice, eravamo in autostrada e ci siamo ritrovati un camion fermo proprio davanti a noi. noi chi? io e il mio ragazzo. lui guidava. ha frenato di colpo e siamo riusciti a fermarci in tempo. e le vacanze come sono andate? bene. senti, posso farti una foto? cosa? se posso farti una foto. una che? una fo. to. gra. fia. ah, una foto. esatto, una foto. ridacchiamo. no, dice lei. il signore serio non ha mai rischiato la vita. è troppo serio per queste cose. allora gli chiedo se almeno s'è sentito in pericolo, qualche volta. oh, quello sì, dice lui, anche adesso. adesso? sì, perché sai, c'è sempre una possibilità. quindi non ti senti mai sicuro? raramente, dice il signore serio. posso farti una foto?, dico io. la risposta è no. un tizio grassoccio passa ridacchiando davanti alla finestra. sembra un po' pierino. scusa, gli dico, posso farti una domanda? si ferma. gli chiedo se ha mai rischiato la vita. lui continua a ridacchiare e fa per andarsene. no, mai, dice, e ridacchia. mai mai?, dico io. mai mai mai, dice lui. e se ne va via ridacchiando.
 
martedì, dicembre 02, 2003
qualcuno, stanotte, ha lasciato un piccolo babbo natale rosso sul davanzale della finestra. da una gamba del babbo natale spunta un bastoncino di plastica pieno di piccole spine. forse prima era il gambo di una rosa. e il babbo natale era i petali di una rosa. una rosa che un giorno si è chiesta Perché devo dedicare l'amore a una sola persona quando posso darne a tutti quanti? e così, una notte, sul davanzale della finestra, il gambo e i petali della rosa si sono circondati di minuscoli fili dorati. fino ad esserne coperti come la larva di una farfalla. dopo qualche mezz'ora, piano piano, due piccole braccine si facevano largo tra i fili dorati. era il babbo natale che usciva dal bozzolo. e dopo tanta fatica, cercando di riprendere fiato, s'accorgeva che al posto delle narici c'erano piccoli tappi rosa. che al posto delle orecchie c'erano piccoli tappi rosa. che al suo posto, c'era plastica rosa. come tutti gli eroi che cercano di dare più amore di quello che hanno, come gesù, come majin vegeta, la rosa rossa aveva sacrificato la vita. ma di lei nessuno si sarebbe mai accorto.
 
lunedì, dicembre 01, 2003
l'hanno fatto tutti. l'ha fatto la signora davanti, quella davanti a lei e quella davanti a quella davanti. si sono bagnate le mani per crearsi una finestrella nell'opacità dei finestrini appannati. poi se le sono asciugate sul cappotto. sui pantaloni. adesso, anche loro possono vedere.
 
il ragazzo thomas corre sulla superstrada con la macchinina della mamma. fuori dalla macchinina piove. dentro la macchinina il riscaldamento è al massimo. il ragazzo thomas va veloce e la macchinina a un certo punto non ce la fa più, ormai ha un po' di anni e i finestrini automatici non sono più tanto automatici e la chiusura centralizzata non è più tanto centralizzata. la macchinina è malata e vuole farla finita, così si lascia scivolare di lato sulla strada mentre il ragazzo thomas sterza tutto dall'altra parte come faceva nel videogioco daytona usa quando sfidava gli amici, qualche anno fa, in salagiochi. alla fine, la macchinina si ferma in mezzo alla superstrada, girata dalla parte sbagliata. il ragazzo thomas guarda le macchinine che vengono verso di lui ed è contento che siano lontane. rimette in prima e riparte. il ragazzo thomas deve una vita alla sega corporation.
 
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