martedì, settembre 30, 2003
to be continued...
 
vicino alla finestra, due signore chiacchierano. quella con i capelli più scuri tiene in mano un pappagallo verde che continua a mordicchiarsi le penne della coda. l'altra, che nella scelta dell'animale domestico ha preferito andare sul classico, è accompagnata da un cagnolino bianco. sia il pappagallo che il cagnolino che le signore si stanno annoiando a morte.
 
una coppia consumata passeggia davanti alla finestra. a parte i maglioncini di diverso colore (lui azzurro, lei magenta) sono vestiti allo stesso modo. lui si ferma in mezzo alla strada per dare un calcio a qualcosa che deve averlo infastidito profondamente. lei si tiene a distanza di sicurezza perché non capisce cosa diavolo stia facendo. forse, anche se sono passati molti anni, non lo conosce poi così bene.
 
lunedì, settembre 29, 2003
la finestra si chiude in se stessa. ha bisogno di riflettere.
 
fuori dalla finestra non succede niente. c'è un bel sole, ma ormai tocca solo gli ultimi piani delle case, facendoli colorati. proprio davanti a me passa un vecchietto che mi ricorda quello di mamma ho perso l'aereo. quello che secondo i ragazzi faceva a pezzi le vittime con il suo badile, e le gettava via insieme alla neve. quello che kevin incontra in chiesa, e scopre che non è così male, è solo un po' solo. questo qui non so se è male o bene. è reale, e le cose reali di solito non stanno nettamente né dall'una né dall'altra parte. la sua figura sembra la sagoma di un fantasma e si confonde con il grigio della strada.
 
fuori dalla finestra un ragazzo con i pantaloni tutti sporchi si lamenta ad alta voce con il suo capo, che ovviamente non è presente. qualcosa sta andando storto in cantiere e qualcuno vuol dare la colpa a lui. ma il ragazzo non vuole farsi mettere i piedi in testa, e si prepara allo scontro. vada come vada.
 
un biznezman vaga davanti alla finestra con la sua biznez-busta sottobraccio. continua a guardare in alto. forse spera, un giorno, di poterci arrivare, così da non dover portare più biznez-buste sottobraccio.
 
venerdì, settembre 26, 2003
la finestra chiude con il vecchio formato.
 
dalla finestra, convinco un’ausiliaria del traffico a farsi fare qualche domanda. quante multe hai fatto oggi? tre. sei contenta di averle fatte? moltissimo. quanto prendi al mese? ma sei un giornalista o ti diverti a fare domande così alla gente? no, no, non sono un giornalista. lo faccio per me. prendo 512 euro al mese, senza percentuali. le malelingue dicono che invece le prendete, le percentuali. ma non è vero. ti piace questo lavoro? sì, non è il massimo ma va bene. e poi mi sto laureando. in cosa? giurisprudenza. vuoi fare l’avvocatessa? il magistrato. quindi se adesso fai giustizia sulla strada, tra un po’ farai giustizia nella società. esattamente. alla fine riesco pure a farle una foto, promettendole di fargliela vedere. le passo la macchina fotografica. la guarda un attimo. suspance. mi piace, dice. bene, dico io. ridiamo, poi la saluto perché devo rientrare.
 
un barbone cammina platealmente davanti alla finestra, parlando e gesticolando con uno dei suoi tanti amici immaginari.
 
giovedì, settembre 25, 2003
tornerò, te lo prometto.
 
detto da fausto radici, ex sciatore, ex imprenditore, da poco ex uomo. fotografato alla finestra.
 
davanti alla finestra ci sono molte finestre. nessuna di loro ha un blog e sono tutte molto invidiose. una delle finestre s'è talmente lasciata andare per la depressione post invidia che ha lasciato appassire la sua pianticella. fa davvero tristezza, sento che devo fare qualcosa.
 
un ragazzo aspetta qualcuno trincerato dietro la portiera aperta del furgoncino consegna merci. non vede l'ora di scappare, guarda ogni cosa che passa come se potesse fargli del male. se glielo chiedessi non lo ammetterebbe, ma ha paura. lo so per certo. appena vede arrivare il comandante lo sguardo gli si illumina. aspetta un suo cenno poi salta sul camioncino pronto alla prossima missione.
 
un taxi si ferma davanti alla finestra. sono le dieci ma fa ancora freddo. il taxista, in camicia bianca e pantaloni neri intonati alla sua professione, scende dalla macchina, apre una portiera e tira fuori tutte le sue cose. le dispone ordinatamente nel baule, mentre aspetta il primo cliente della giornata.
 
mercoledì, settembre 24, 2003
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz.
 
una ragazza indiana con un piccolo cane bianco passa proprio sotto la finestra. le chiedo se posso farle una foto. "faccio foto alla gente che passa", dico. lei mi guarda e sorride, fa segno con la mano di aspettare. forse si vuol mettere in posa, penso. invece accelera il passo e si nasconde dietro la prima macchina che trova. ma è così brutto farsi fotografare?
 
il camion carbotermo dispensa al palazzo la meritata dose di energia mattutina.
 
martedì, settembre 23, 2003
oggi la finestra chiude un'ora prima. è in sciopero perché non si sente abbastanza considerata.
 
un signore e una signora sono fermi fuori dalla finestra. guardano in direzione del parco, sembrano indecisi sul da farsi. la signora inizia a correre verso sinistra, il signore aspetta un attimo poi inizia a correre verso destra. corrono tutti e due intorno al palazzo. forse stanno giocando a un gioco per adulti.
 
fuori dalla finestra, il cielo è grigio. anche a colori. la gente cammina di fretta, temono che la pioggia li sorprenda senza ombrello. quelli con l'ombrello, invece, non vedono l'ora che piova per mostrare a tutti che loro sapevano.
 
tre tizi attraversano la strada. il ragazzo cerca di stare accanto al suo capo e ascolta silenziosamente tutto quello che dice. il suo capo cerca di stare dietro a quello che poi li pagherà per il loro lavoro. che lavoro sia, non lo so. qualcosa tipo elettricista, forse. il ragazzo è vestito meglio del suo capo, per inesperienza e per illudersi e illudere che il suo non è un lavoro di fatica.
 
un ragazzo in tuta blu innaffia la piccola aiuola davanti alla finestra. l'aiuola è circondata da una rete di fil di ferro tenuta in piedi da grossi bastoni di legno, e ospita un mucchio di piantine. sembra un vero e proprio orticello che lotta per sopravvivere in mezzo al traffico. la canna del ragazzo è collegata a un'autobotte gialla tutta arrugginita, trainata da un trattore rosso. un vecchietto si ferma a osservarla, forse gli ricorda i primi anni della sua infanzia, quando abitava in una cascina e suo padre faceva il contadino. o forse no. in ogni caso, il ragazzo lo tiene d'occhio.
 
lunedì, settembre 22, 2003
non è un addio, è un arrivederci.
 
proprio di fronte alla finestra, è parcheggiata una bella moto rossa.
 
davanti alla finestra, due uomini discutono animatamente dei loro bizniz.
 
almeno una volta al giorno, una modella si perde e inizia a vagare davanti alla finestra. oggi è la volta di una ragazza bionda. si infila in un vicolo e con accento inglese chiede qualcosa a una signora con una camicia bianca. la signora, molto gentilmente, la scorta fino all'angolo e le spiega dettagliatamente cosa fare nei prossimi cinque minuti. la modella obbedisce ciecamente. è disperata perché ha finito la sua Evian.
 
è l'una e gli studenti, usciti dalle scuole, si raggruppano per tornare a casa. i motivi del raggruppamento possono essere vari, da "prendiamo la stessa metro" a "portiamo le stesse scarpe".
 
fuori dalla finestra ora c'è il sole. due colleghi ne approfittano per fare una passeggiata e chiarire le loro posizioni all'interno dell'azienda. lui la guarda, lei sorride. le piace, ma lui non ne vuole sapere di mescolare lo sporco lavoro con il candido amore, e cerca di farglielo capire tenendo le mani infilate nelle tasche.
 
un furgò si ferma davanti alla finestra. scendono due tizi, uno più vecchio uno più giovane. quello più vecchio dice a quello più giovane cosa fare, quello più giovane fa. alla fine, un po' di giornali ancora impacchettati si ritrovano tutti insieme su una piccola carriolina. il giovane chiude il portello del furgò, prende la carriolina e si dirige verso i portoni delle case. il vecchio risale sul furgò e se ne va via. sono una coppia davvero affiatata. nella foto, il vecchio spiega al giovane come si tiene la carriolina.
 
un gatto marrone si ferma in mezzo alla strada, disorientato. non sa se andare a destra o a sinistra. ci pensa un attimo, si guarda attorno, poi decide di andare a sinistra, verso il parco.
 
anche questo vecchietto, lento lento, è decisamente controtendenza. borsa a tracolla e bastone vintage.
 
fuori dalla finestra le macchine hanno ricominciato a correre, dopo aver fatto il pieno di senso del dovere. in cielo c'è qualche nuvola bianca che non promette né bene né male. quindi, non promette affatto. una vecchietta controtendenza passeggia molto lentamente davanti alla finestra.
 
venerdì, settembre 19, 2003
la finestra si chiude, e spera che durante il weekend il vento le faccia sparire la cenere dal davanzale. forse sta iniziando a tirarsela ora che ha un blog tutto suo. non ditelo alle vostre finestre, potrebbero ingelosirsi, fare una scenata e andare via sbattendo le ante.
 
il davanzale della finestra è pieno di cenere, ed è tutta colpa mia.
 
la signora di sopra è morta qualche mese fa. un giorno è arrivata un'ambulanza, l'hanno portata via e poi non l'hanno più riportata indietro. da quel giorno nel palazzo corre voce che di notte si sentano degli strani cigolii, come di porta che si chiude lentamente. anche un mio collega dice di averli sentiti. dev'essere il fantasma della porta sfondata dai pompieri per recuperare il cadavere della signora. quello nero in alto è il suo balcone.
 
a dire la verità l'ho messo io, perché non succedeva niente d'interessante.
 
fuori dalla finestra c'è un sacchetto bianco che svolazza come quello di american beauty.
 
una signora sta passeggiando col suo cane, che l’ha accompagnata a comprare il pane. quando mi vede mi chiede se lo voglio. il cane. le dico che non posso, sto lavorando. le lascio il cane e lei in cambio si lascia fare una foto, anche se continua a ripetere che non se la merita perché è brutta e vecchia.
 
un’ausiliare del traffico attraversa la strada. qui quelli come lei vengono chiamati “verdesche” perché indossano una pettorina verde, tipo quelle di quando da piccolo giocavo a calcio. e perché dietro il loro aspetto innocuo si nasconde il peggiore dei predatori di auto in divieto di sosta.
 
a una certa ora, anche le peggiori finestre riaprono. fuori, un uomo con dei sandali marroni sta parlando con delle signore che fumano davanti al portone del palazzo. è straniero. fa vedere alle signore una foto in bianco e nero su cui sono ritratti dei bambini. non si capisce quello che dice, ma credo li stia cercando. è abbastanza disperato. le signore che fumano se ne sbarazzano rapidamente e lo lasciano vagare per le strade con la sua piccola fotina tra le mani.
 
giovedì, settembre 18, 2003
a una certa ora, anche le migliori finestre chiudono.
 
non è che fuori dalla finestra succedano sempre cose entusiasmanti. adesso, per esempio, non succede nulla. le solite macchine, le solite persone che vanno di fretta e non voglio disturbare. allora faccio una foto al marciapiede. durante l'estate il caldo ha reso l'asfalto più morbido, e i cavalletti dei motorini appoggiati hanno lasciato la loro impronta come i divi di hollywood in quel posto di cui non ricordo il nome.
 
appoggiata al muro della Frau, c'è una persona che aspetta. è un signore in completo nero, con capelli e barba grigi. si guarda in giro, sta quasi tutto il tempo a braccia conserte e solo ogni tanto si infila le mani in tasca. indossa dei grossi occhiali scuri, dev'essere un tipo molto riservato e per uno come lui starsene lì impalato davanti alla gente che passa è una enorme scocciatura. comunque, nessuno ci fa caso.
 
davanti alla finestra c'è una macchina nera. sul finestrino dietro della macchina nera c'è scritto "lavami". il suo padrone non si fa mai vedere.
 
un signore passa tutto di fretta davanti alla finestra.
 
un tizio passa davanti alla finestra. posso farti una foto?, gli chiedo. lui ride e agita le braccia, dice No, grazie, davvero. fa niente, dico io. gliela faccio lo stesso di nascosto, mentre gira l'angolo.
 
adesso è aperta. è mattina e passano molte macchine e scooter. fuori c'è il sole, ma i palazzi fanno ombra e freddo ovunque. una signora vestita di nero passa in bicicletta davanti alla finestra.
 
la finestra è chiusa.
 
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