venerdì, novembre 20, 2009
NUOVE DALLA PREISTORIA.

Il primitivo è tornato.
Qui oppure qui potete ascoltare quello che ha da dire adesso che è tornato.

 
martedì, novembre 10, 2009
ORO INDIANO.


Il reportage L'età dell'oro sui cercatori d'oro italiani è stato pubblicato su Nazione Indiana, qui. Le belle foto sono di Giovanni Hänninen.

 
venerdì, novembre 06, 2009

E' strano essere senza internet. Scopri più cose di quando hai internet. Forse perché non c'è l'attualità, internet è troppo attuale, ed essere attuali è un limite, vedi solo una fettina di tutto, certo, in internet c'è anche l'inattuale, ma chi ne parla? Chi parla, oggi, dell'isola dei senza colore? Come si fa a scoprire che il colore del camice dei chirurghi è complementare a quello del sangue? E cosa diavolo sono i guppy?
So solo che questi qui sopra sono dei bastoncelli, e che ci sono persone che hanno solo quelli.
Ad ogni modo, scrivo sempre peggio. Presto la smetterò. Con questi. Punti. Ovunque.

 
lunedì, ottobre 12, 2009
HO SALVATO SUPERMAN.

Oggi il lavapiatti cingalese del sushi bar dove lavoro m'ha chiamato tutto agitato, Guarda cos'ho trovato nella spazzatura, m'ha detto. Aveva trovato Superman. Però ferito, gli usciva dell'imbottitura bianca da un fianco. Così l'ho preso io, e mentre camminavo per strada mi sono accorto che avevo salvato Superman. Oltre ad accorgermi che avevo salvato Superman, mi sono anche accorto di sentire un grande desiderio di aiutare altre persone, ora che avevo Superman tra le mie braccia. La prima persona che ho aiutato sono stato io, mi sono preso del Fluimucil in farmacia, quello in bustine non in pastiglie. Poi ho visto dei signori agitati vicino a un furgone ma sono passato dritto. Insomma, per il momento non sono stato di grande aiuto ancora a nessuno, però sento che in futuro io e il Superman ferito faremo grandi cose. Tarataratà!

 
lunedì, ottobre 05, 2009

"Per dire le cose come stanno, vediamo gli oggetti come stabili, unitari, completi, separati dallo sfondo, tridimensionali, posti a una certa distanza, costanti in chiarezza, colore, grandezza e forma, permanenti nel tempo, solo perché questo ha aiutato i nostri antenati a riprodursi."

Questo libro è molto bello. E sono solo a pagina 5. Ah, e Paola Bressan ha anche un bellissimo blog. Ah, e ho notato che tutti quelli che hanno il cognome che inizia in Bressan- scrivono benissimo di scienza, per esempio se guardate giù nei link troverete anche "Il bravissimo Dario Bressanini".




 
domenica, settembre 27, 2009
Oggi a un certo punto ho avuto paura. Ero in macchina, da più o meno un'ora, in città c'era tantissima gente, tutti nelle loro macchine. Ho visto macchine fare cose terribili. E pure io, al nonsoquantesimo giro per trovare parcheggio, senza nemmeno accorgermene, con una naturalezza terribile, ho tagliato la strada a un signore che stava camminando sulle strisce. Non l'ho visto. Mi sono scusato, lui non è che si sia stupito della cosa, però m'ha fatto pena, e io, che non ho una macchina e non guido quasi mai e stamattina cercavo un posto per completare un maledetto trasloco, mi sono sentito improvvisamente cattivo. Maledettamente cattivo. E senza ironia. Cattivo vero. Ho lottato anche io per il parcheggio. Ogni macchina era nemica, era una dannata concorrente, e, come poi m'ha detto un mio amico, "Non è che poi la competizione finisce quando trovi il parcheggio. No, sei contento perché finalmente gliel'hai messa nel culo". Però non la so spiegare, questa cosa in cui m'ha trasformato la macchina, so solo che dopo, dopo avere detto addio alla macchina e avere ripreso in mano la bici e fatto passare un po' di tempo, quando ho visto il mio amico l'ho quasi abbracciato come se fossi scampato a qualcosa di terribile.
Poi eccomi in un centro stampa DHL. La radio è accesa, dice che c'è stato un incontro di Berlusconi con il Papa nella sala vip di un aeroporto, poi dice "I pedofili sbarcano su Facebook", io mi metto a ridere, non so cos'è, è il timbro della voce o sono proprio le notizie, o sono le persone in attesa nel centro stampa che prendono tutto terribilmente sul serio, o almeno penso che lo facciano, m'immagino i loro "Ma a che punto siamo arrivati" o qualcosa del genere, e il problema è che ho paura di non sbagliarmi, e che la frase che hanno pensato sia proprio "Ma a che punto siamo arrivati", esattamente questa voglio dire, esattamente così, parola per parola. Ho quest'impressione, l'impressione di trovarmi in uno di quei film di fantascienza mediocri in cui l'idea del futuro cupo alla Blade Runner è diventata il dialogo di uno sceneggiatore che ha voglia di spegnere il pc e andare a una festa di un qualche canale tv, e che le risposte mentali delle persone siano le ultime battute scritte in word prima di schiacciare sul dischetto salva e sulla crocetta chiudi. Sono contento di avere riso dei pedofili che sbarcano su Facebook. Il tizio del centro stampa mi dice qualcosa mentre un peruviano parla ad alta voce al telefono, allora quello del centro stampa ridacchia col suo collega, dice "Non s'è accorto che esistono le fibre ottiche. Che contadino!", con l'aria di quello avanti che gestisce il centro stampa DHL. Lo dice davvero! Così! La sua bocca ha pronunciato queste esatte parole, ed è la fine.

 
sabato, settembre 12, 2009

A un certo punto, pensavo, le parole battono i pensieri. Arrivano prima, e basta. Non è detto che questo sia un bene eh, pensavo, anche. Forse era meglio quando i pensieri battevano le parole, perché quelle non lasciavano mai quella sensazione, una sensazione piccolissima, di vuoto. Di vacuità. La parola vacuità, per esempio, non andrebbe mai usata. Solo che capita, dopo mesi, dopo anni che si sentono parole così, di iniziare ad usarle. L'estetica del discorso vince sul discorso. E già questa frase fa di me uno che ha perso. Sì, ormai anche la vittoria sarebbe solo estetica. Una vittoria ricercata. L'idea che le cose seguano delle strade. Stradine che convergono verso l'idea. Mi pare che una volta riuscivo a fare dei discorsi, a dire delle cose a cui seguivano altre cose che portavano a una conclusione chiara, non logica ma chiara. Mi pare adesso di averla persa questa cosa. Stasera una bambina è entrata nel sushi bar dove lavoro. Aveva cinque anni, cinque o sei anni. E' venuta alla cassa. "Quello, per favore", ha detto, indicando il frigo. Nel frigo c'erano tante cose, lei sapeva cosa voleva, io non lo sapevo. Forse è per questo che mi sono messo a pensare a tutto questo, perché non ho capito cosa voleva quella bambina.


 
lunedì, settembre 07, 2009

IL PRIMITIVO.

E' il nuovo non-talento musicale. E cerca talenti musicali che musichino e cantino le sue canzoni. 

E' Il Primitivo


 
giovedì, agosto 27, 2009

COSE DA BERLINO.

Yaam. Cioè una spiaggia tropicale a Berlino. Bolt ci ha passato i pomeriggi prima che di fare il record del mondo dei 100 metri, non ho capito a fare cosa, forse a fare due tiri a basket con le gang della zona.

Teufelsberg. Ovvero la base americana abbandonata incredibilepazzescacazzo. Ho pure scoperto che sotto (proprio sotto, sepolta dalla collina su cui sta la base) c'è l'unica opera completata, insieme all'Olimpiastadion, del progetto Germania.

Quello che ho scoperto adesso che si chiama Club der Visionaire. La sera mi sa che ci fanno delle cose. Di giorno invece è bello sdraiarsi sulle finte collinette o sedersi su delle macchine coperte di prato e star lì a visionare.

Spreepark. Cioè la Disneyland della DDR, che doveva aprire quando la DDR ha chiuso.


 
venerdì, agosto 21, 2009

Inc. è un signore con la testa china e in mano un cappello a cilindro. E' un disegno, ecco, un disegnino che ho fatto l'altro giorno su un foglietto. M'è piaciuto. Ho pensato che potrebbe essere un personaggio. Di cosa non lo so. Ha un'aria molto triste. Il nome Inc. è venuto fuori quando ho trasformato il disegnino nel logo di un'azienda. Poi mi sono accorto che non sapevo di preciso cosa significasse quell'Inc. che sta dopo i nomi delle aziende. Così sono andato a cercare. Su Wikipedia dicono che Inc. è l'abbreviazione di Incorporated, che sta per un'azienda incorporata, una corporazione. Ho scoperto anche una cosa che non sapevo, una cosa curiosa, almeno per me.

Corporations exist as a product of corporate law, and their rules balance the interests of the management who operate the corporation.

Mi piace l'idea della corporazione come una specie di piccolo stato, con leggi assurde. Inc. potrebbe vivere all'interno di questo sistema di leggi. Il suo compito sarebbe quello di inchinarsi, inchinarsi sempre a chiunque. E se fosse un robot? E se invece non c'entrasse nulla con le corporazioni? Se vi viene in mente qualcosa, dite pure! Io ho il collo bloccato come se fosse incorporato nel tronco.

 

 


 
giovedì, agosto 06, 2009

A Berlino mentre passeggio per strada continuo a dire "Fighissimo!", oppure "Cazzo che figata!", o anche "Pazzesco cazzo!", insomma m'hanno fatto notare che continuo a fare ridicole esclamazioni che non farei mai da nessun'altra parte, e soprattutto continuo a dire che dovremmo tutti vivere qui e che sarebbe meraviglioso e che finalmente troveremmo il senso della vita o smetteremmo di cercarlo e cose del genere. In pratica sto impazzendo completamente. L'altra sera un amico ci ha consigliato di andare a visitare una base americana abbandonata sulla collina di Teufelsberg, cioè la collina del diavolo. Siamo andati e dopo aver lasciato le bici legate a un albero (c'era un boschetto pieno di alberi con legate bici, fuori dalle recinzioni della base), siamo passati da questo buco nella recinzione e ci siamo ritrovati in quella che all'inizio sembrava una specie di fabbrica abbandonata. Abbiamo fatto delle scale, poi delle altre scale. Sul tetto della base, tre cupole bianche, quelle che una volta erano delle postazioni radar. E persone, dieci o venti persone, sparse qua e là, alcune a fare foto, altre semplicemente adagiate sul tetto della base come angeli postncleari del cielo sopra berlino, ragazzi con i bonghi ma stranamente non insopportabili come spesso sono i ragazzi con i bonghi che cercano di aggregare gente attorno a loro, forse proprio perché non cercavano di aggregare gente attorno a loro, e poi scale, un ragazzo con un vestito da donna beije che si faceva fotografare da una ragazza bionda, un altro brasiliano con la ragazza francese che aveva portato degli strumenti strani da suonare nella cupola in alto. La cupola in alto. Bellissima. Buia, solo una porta che dà sul bosco e in fondo la città. Ragazzi che tamburellano qua e là e ascoltano l'eco. Ragazze che canticchiano e ascoltano l'eco. Ogni tanto le cose si mescolano, il ragazzo brasiliano e i suoi strumentini a corde fanno dei suoni bellissimi lì dentro. Ma la cosa più bella è che non c'è nessun "leader", nessuna voglia di supremazia, si può partecipare e un attimo dopo ritirarsi nella più totale solitudine, tutto con incredibile naturalezza. Tamburellare con le dita una bottiglietta di plastica vuota o suonare un pianoforte a coda hanno lo stesso valore. Non che ci sia qualcuno con un pianoforte a coda, lì dentro, sarebbe un po' difficile issarlo fino a lassù. Ma se ci fosse lui e quello con la bottiglietta potrebbero suonare un pezzo insieme. Ok, ora la smetto perché mi pare di stare scrivendo il seguito di "Il grande boh" di Jovanotti, dannazione! Comunque qui è fighissimo, pazzesco, una figata cazzo.

 


 
venerdì, luglio 24, 2009

UN GALANTUOMO FINO ALLA MORTE.

Un po' di tempo fa sono andato alla Fnac di Milano per comprare un disco del bravissimissimo Enzo Carella, e il commesso mi dice Carella, bravissimissimo Carella, anche Camisasca, peccato che non siano più distribuiti, o qualcosa del genere. Io Camisasca non l'avevo mai sentito nominare, ma solo per il fatto che il commesso l'avesse citato insieme a Carella sono andato a cercarlo e all'inizio m'è piaciuto così così, cioè, per esempio c'è questa canzone che si chiama Un galantuomo che ha un giro di chitarra che m'è piaciuto subito tantissimo, ma il testo così così, i topi, le fognature, non mi piacevano molto le parole.

Invece oggi riascoltavo la stessa canzone e l'idea di questo uomo pieno di topi che comunque lotta per essere un galantuomo fino alla morte m'è sembrata molto bella. Domani boh. Provate a immaginarvelo, il galantuomo.

 

 


 
mercoledì, luglio 15, 2009

DOMANI, OGGI, IERI.

Stanotte non riuscivo a dormire. Quando non riesco a dormire è perché continuo a pensare a delle cose, oppure quando penso a delle cose è perché non riesco a dormire. Stanotte mi sono capitate tutte e due le cose, a due ore diverse. La prima verso le quattro, la seconda adesso, sono le sei e mezza. La cosa che pensavo adesso che sono le sei e mezza è che ci sono dei giorni che non sono loro ma sono altri giorni. Come quegli adolescenti che pensi che non sono loro ma imitano altri adolescenti, o altri e basta, ecco, quei giorni sono adolescenti e lasciano che il loro tempo sia quello di altri giorni. Così capita che dei giorni in realtà diventano sequenze di momenti di giorni passati, e quelli sono i giorni malinconici. Capita che oggi non può essere domani, ma domani può essere ancora oggi.

 


 
mercoledì, luglio 01, 2009

MICHAEL JACKSON, I POMERIGGI ASDF-OLKJ E IAN MALCOLM.

La maggior parte dei visitatori di questo blog è sempre stata attirata qui da una trappola che però non è che l'ho costruita io, s'è creata da sola in qualche strano modo che io non capisco, e la trappola è questa immagine qui:

Non so perché ma è tra le prime che escono quando su Gugol immagini si cerca Michael Jackson (ehi, forse è perché è un'immagine di Michael Jackson!). E così ogni volta che Michael Jackson si metteva una nuova maschera, ogni volta che annunciava un nuovo tour, ogni volta che un nuovo pezzo del suo corpo cibernetico veniva alla luce, ecco il super boom di visitatori. Dal 26 giugno sono quasi duemila al giorno, e prima pensavo che questa sarà l'ultima visita dei visitatori che cercano Michael Jackson a questo sito e di salutarli con un bel moonwalk, anche se poi mi sono reso conto che continueranno ad esserci rivelazioni su Michael Jackson almeno per i prossimi cinquant'anni, quindi niente moonwalk per i prossimi cinquant'anni.

Pensando a tutta questa faccenda di Michael Jackson m'è venuto in mente pure l'altro super boom di visitatori, quello a questo video, in cui non si vede una lattina che si schiaccia da sola ma s'è veramente schiacciata da sola. A un certo punto è comparso un commento che diceva esattamente così:

┫━━ ┃ ━━┣┛  ┣┫ Copia questo se
┃ ━━━━━ ┃ ┏┳┫┣┳ ritieni che tale
┗━━┳━┳━━┛ ┃    ┃utente meriti di
━━━━┃ ┃   ┗━┳┳━┛andare a cagare

E da quel commento in poi quasi tutti i commenti sono stati identici, solo che a parte il fatto dell'andare a cagare non ho capito perché qualcuno dovrebbe copiare e incollare questo commento, a pensarci mi sono venute in mente le mattine passate nel laboratorio di informatica in prima e seconda superiore, che bisognava riempire lo schermo di asdf òlkj, uno continuando a riempire lo schermo di asdf òlkj avrebbe imparato a scrivere velocissimo e usando tutte le dita, si pensava, ma siccome per riempire un foglio di asdf òlkj bastava copiare e incollare le lettere senza bisogno di scriverle avevamo un sacco di tempo libero in quelle ore, e quel tempo libero lo passavamo in internet e anche se non c'era ancora youtube se ci fosse stato magari quello sarebbe stato il posto e il momento in cui avrei potuto copiare e incollare pure un commento così su youtube, in una di quelle due ore di totale noia e scambi di pugni forti ma silenziosi. Però non capisco cosa vogliono dire quei quadretti accanto alla scritta, forse quelli sono ancora più preoccupanti dell'andare a cagare, sembrano un codice alieno, un maledetto codice segreto di maledetti alieni che cercano di controllare il mio maledetto cervello, maledetti.

Insomma, tra Michael Jackson, l'andare a cagare, le lattine e gli alieni mi sto accorgendo che la mia vita virtuale, che fino a un po' di tempo fa mi sembrava ancora qualcosa di sensato, è controllata da eventi che io non posso assolutamente controllare.

Quindi che fare?

Boh. Penso che aspetterò la prossima invasione di visitatori casuali, che con le loro ondate di visite mi fanno venire in mente la teoria del caos, che mi fa venire in mente Ian Malcolm, il matematico superstar di Jurassic Park, che, ho scoperto, ha una teoria catastrofista anche su internet:

«...Io personalmente ritengo che il cyberspazio rappresenti la fine della nostra specie».

«E perché?».

«Perché implica la fine dell'innovazione. Quest'idea di un mondo interamente cablato significa morte di massa. Tutti i biologi sanno che piccoli gruppi in isolamento si evolvono rapidamente. Metti mille uccelli su un'isola in mezzo all'oceano e la loro evoluzione sarà rapida. Ne metti diecimila su un continente, e l'evoluzione rallenta. Ora, nella nostra specie l'evoluzione si verifica soprattutto attraverso il comportamento. Per adattarci noi lo mutiamo. E, come tutti sanno, l'innovazione si verifica solo in gruppi ristretti. Se hai una commissione formata da tre persone, forse qualcosa si riesce a fare. Con dieci, diventa più difficile. Con trenta, tutto si blocca. Con trenta milioni, diventa impossibile. Questo è l'effetto dei mass media: far sì che nulla succeda. I mass media soffocano la diversità. Rendono uguali tutti i posti, da Bangkok a Tokyo a Londra. C'è un McDonald's in un angolo, un Benetton in un altro, un Gap all'altro lato della strada. Le diversità regionali spariscono. Tutte le differenze si annullano. In un mondo dominato dai mass media, tutto viene a scarseggiare, tranne i dieci libri, i dieci dischi più venduti, i film più visti e le idee più correnti. La gente si preoccupa perché nella foresta pluviale la diversità delle specie è in diminuzione. Ma che dire della diversità intellettuale, che è la risorsa più necessaria? Quella sparisce ancora più in fretta degli alberi. Ma noi non l'abbiamo ancora capito, e così contiamo di unire cinque miliardi di persone nel cyberspazio. E questo congelerà tutta la specie. Tutto si bloccherà. Tutti penseranno le stesse cose nello stesso momento. L'uniformità globale.
..»


 
mercoledì, maggio 20, 2009

CAMBIO OPERATORE.

"Buongiorno, è lei il signor Sergio?"

"No"

"Vorrei parlare con il proprietario di questo telefono"

"Sono io ma non mi chiamo Sergio, mi chiamo Thomas"

"Ah, sì, Thomas Pololi, scusi avevo fatto confusione con gli indirizzi. La chiamo in merito alla sua richiesta per il cambio di operatore, le risulta?"

"Sì"

"Mi può dire il motivo di questa decisione?"

"Il mio ex ragazzo si chiamava Tim, non sopportavo di vedere il suo nome comparire ogni volta che accendevo il cellulare e così ho cambiato compagnia"

"..."

"..."

"Scusi mi può ripetere, forse ho capito male"

"Il mio ex ragazzo si chiamava Tim e non volevo più vedere il suo nome sul cellulare"

"..."

"..."

"Scusi se l'ho disturbata, arrivederci e grazie"

"Arrivederci"


 
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